Carabiniere arrestato, accuse confermate 

La Procura firma l’avviso di conclusione delle indagini e si avvia a chiedere il processo per il militare e gli altri indagati

TERAMO. La Procura chiude le indagini e conferma tutte le accuse per Franco Caviti, il 51enne vice brigadiere dei carabinieri di Basciano a marzo finito ai domiciliari con la pesante accusa di spaccio di sostanza stupefacente. Il fascicolo è del pm Davide Rosati che, dopo l’avviso di conclusione e la scadenza dei venti giorni, potrebbe presto firmare la richiesta di rinvio a giudizio. L’avviso di conclusione firmato da Rosati riguarda anche gli altri due arrestati con il militare: si tratta Roberto Tarquini, 46enne di Teramo e di Antonio Tortella, 36enne di Castelli.
Secondo le accuse messe in fila prima dagli stessi carabinieri che hanno indagato sul collega e poi dalla Procura il militare, in servizio nella caserma di Castelnuovo Vomano, avrebbe spacciato per pagarsi le dosi facendo riferimento a un giro di clienti tra Teramo, Basciano, Torricella Sicura e Penna Sant’Andrea. Tra loro professionisti, impiegati e operai, tutti insospettabili: tutti incensurati o comunque non conosciuti nel giro dei reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini sono partite nell’agosto scorso proprio dai carabinieri, insospettiti dal comportamento del collega. Hanno permesso di ricostruire un giro di spaccio che ogni mese, sempre secondo l’accusa, muoveva tra i 300 e i 500 grammi di cocaina di alta qualità. Secondo gli inquirenti il vicebrigadiere la comprava da un uomo noto alle forze dell’ordine, poi la rivendeva ai suoi clienti fidelizzati che, in alcuni casi, la smerciavano a loro volta. Quando a ottobre il fornitore del vicebrigadiere fu arrestato per altri motivi, il carabiniere allora cominciò a rivolgersi a un altro, in qualche modo legato al giro di affari del primo. Il sistema ricostruito dagli inquirenti era a credito, non prevedeva quindi uno scambio economico immediato, ma solo a conclusione della vendita dello stupefacente avuto in consegna.
Il militare, dopo non essere entrato nel merito delle accuse nel corso dell’interrogatorio di garanzia, successivamente aveva chiesto di essere interrogato dal pm. L’audizione era arrivata giorni dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Lorenzo Prudenzano durante il quale il carabiniere non era entrato nel merito delle accuse ma aveva fatto dichiarazioni spontanee dicendo «di aver sempre servito l’Arma». È ipotizzabile che nel successivo interrogatorio abbia risposto alle domande del pm e sia entrato nel merito delle contestazioni fatte. Nel frattempo le indagini dei carabinieri non si sono fermate e sono andate avanti per appurare l’eventuale coinvolgimento di altri complici che non sarebbe emerso.(d.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.