Carabiniere colpito con una cinta Il giudice: «Sono tutti pericolosi»

I tre ultrà teramani e i due giuliesi restano ai domiciliari: «Bulli senza prospettive di redenzione» Il concorso in lesioni contestato anche a chi non ha aggredito materialmente il militare ferito
TERAMO. Con una dettagliata ordinanza di 35 pagine in cui non esita a definire gli scontri «duelli tra bulli senza prospettive di redenzione», il giudice Roberto Veneziano lascia ai domiciliari i 5 tifosi arrestati dopo la guerriglia di via Cupa. Per il magistrato gli ultrà (tre teramani e due giuliesi) sono tutti pericolosi «con il concreto pericolo di recidivanza dei predetti». Ovvero, sostiene il giudice, possono tornare a colpire. Nel provvedimento si ricostruisce la dinamica degli scontri avvenuti domenica prima del derby Giulianova- Teramo chiarendo le modalità dell’aggressione al carabiniere rimasto ferito (con lui anche un poliziotto). «La visione dei filmati», si legge nell’ordinanza, «ha consentito alle forze dell’ordine di accertare che il militare è stato colpito con un corpo contundente, presumibilmente una cinta, alla testa, a distanza ravvicinata e con inusitata violenza».
A colpire materialmente il carabiniere è stato uno dei tre tifosi teramani, ma per tutti c’è il concorso nelle lesioni. «Deve evidenziarsi», scrive a questo punto il giudice accogliendo in pieno le richieste del pm Francesca Zani, «come sia pacifico il principio secondo il quale la responsabilità per lesioni derivanti dalla rissa sia imputabile anche ai corissanti». Perché, precisa a questo proposito il gip: «All’esito dell’esame delle modalità dell’azione corale posta in essere dagli indagati tratti in arresto e da tutte le circostanze del fatto fino a questo momento poste in evidenza, la prevedibilità in concreto dell’evento ulteriore e più grave da parte di tutti i soggetti che, intervenendo nel nucleo della contesa con la veemenza deducibile dai filmati acquisiti, ne caratterizzavano la innaturale pericolosità, facendone lievitare la gravità, il che tratteggia l’emersione del dolo». Per il giudice «appare evidente come tutti gli indagati tratti in arresto abbiano preso parte alla rissa aggravata nei termini espressi nel capo d’imputazione, partecipazione da ritenersi volontaria e consapevole da parte di ciascuno».
Le difese annunciano ricorso al tribunale del Riesame: i tre teramani sono assistiti dagli avvocati Nello Di Sabatino e Caterina Lettieri, i due giuliesi da Filippo Torretta e Adriana Di Felice. Così l’avvocato Di Sabatino che assiste due dei tre tifosi teramani: «Preso atto del rigetto delle richieste difensive da parte del gip e preso atto della conferma degli arresti, la difesa non può che rilevare l’esiguità degli elementi idonei ad affermare quantomeno l’esatta identificazione dei miei assistiti e quindi, di conseguenza, la loro partecipazione ai fatti contestati. Pertanto sia sotto il profilo tecnico dell’insussistenza degli indizi e anche in subordine della mancata concessione del permesso di andare a lavorare con gravi conseguenze sotto il profilo economico, si ritiene di dover ricorrere al Riesame».
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