Carcere, sventati due suicidi e l’aggressione a un infermiere

18 Agosto 2015

Allarme del Sappe: troppe sei categorie di detenuti da gestire, cui si aggiungono i casi psichiatrici Inutili gli appelli a trasferire i più problematici. E gli agenti hanno 12mila giorni di ferie arretrate

TERAMO. Due tentati suicidi e un’aggressione a un infermiere sventata appena in tempo. E’ il bilancio di una giornata qualunque, il 16 agosto, al carcere di Teramo.

E’ il sindacato Sappe che torna a segnalare la situazione critica di un carcere sui generis, quello di Castrogno, dove alla carenza di personale si associa una pluralità di circuiti detentivi che rende complicata l’organizzazione del lavoro e la vita stessa all’interno della struttura. Il segretario provinciale del Sappe, Giuseppe Pallini, racconta che domenica scorsa, alle 9 e alle 12 «le donne e gli uomini della polizia penitenziaria hanno salvato da sicura morte due detenuti, F.S. di anni 46 pescarese e N.R. di anni 45 napoletano, ristretti nel reparto femminile e nel reparto protetti della casa circondariale di Teramo che hanno tentato di suicidarsi tramite impiccagione. Nella stessa mattinata inoltre gli agenti hanno evitato l'aggressione ad un infermiere dell'Asl da un detenuto con patologie psichiatriche bloccandolo mentre cercava di colpirlo alle spalle».

Giornate del genere non costituiscono un’eccezione, a Castrogno. «Si continua a voler ignorare che il carcere di Castrogno non è più in grado di gestire una così vasta pluralità di circuiti detentivi, unica nel panorama italiano. Sono raggruppati in un unico padiglione ben sei differenti circuiti (alta sicurezza, comuni, tossicodipendenti, sex offender, protetti e femminile) con divieto d'incontro tra loro», spiega Pallini, «a ciò si è aggiunta da qualche tempo anche la gestione dei soggetti psichiatrici e di detenuti riottosi provenienti da altri istituti e a nulla sono valsi i ripetuti appelli, all'amministrazione penitenziaria regionale e nazionale, di non inviare ulteriori detenuti e di trasferire quelli con gravi patologie psichiatriche e sanitarie». Il Sappe ricorda che il personale «ogni giorno, nonostante la carenza d'organico, il diniego del riposo settimanale e delle ferie – ad oggi risultano ancora da fruire 12.000 giornate – con grande sacrificio e alto senso di responsabilità cerca di salvaguardare l'incolumità dei ristretti assicurando l'ordine e la sicurezza interna ed esterna del carcere e tutti i compiti istituzionali affidati come il servizio delle traduzioni che assorbe mediamente 30 unità».

Attualmente sono circa 170 agli agenti di polizia penitenziaria, per una popolazione carceraria di circa 360 detenuti. Il numero dei carcerati è sceso rispetto a qualche tempo fa, quando la struttura è arrivata a ospitare anche 420 detenuti.

«Sono eventi che rientrano nell’ambito delle criticità quotidiane», commenta il direttore del carcere, Stefano Liberatore, «il sindacato evidentemente ha voluto richiamare l’attenzione sui problemi quotidiani che siamo costretti ad affrontare. E’ un dato di fatto che crea difficoltà la diversità dei circuiti detentivi, che causa mancanza di spazi trattamentali: non tutti possono usufuire di spazi adeguati». I detenuti dei vari settori non possono infatti venire a contatto.

Un altro problema è rappresentato dai detenuti con patologie psichiatriche. «Non abbiamo un reparto ad hoc per gli psichiatrici», spiega il direttore, «per farli curare li dobbiamo portare in ospedale e in questo caso serve il piantonamento con grande impiego di personale. E’ uno dei motivi per cui abbiamo un arretrato notevole per le ferie e siamo sempre in apnea».

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