Carne a rischio, il veterinario si difende
Il professionista dà la sua versione nell’interrogatorio di garanzia, i privati decidono di non rispondere
TERAMO. Il veterinario si difende dalle accuse e dà la sua versione dei fatti, mentre l’imprenditore e il suo dipendente si avvalgono della facoltà di non rispondere. Si concludono così davanti al gip i tre interrogatori di garanzia nell’ambito dell’inchiesta del pm Davide Rosati su un presunto commercio di pecore e capre immesse sul mercato senza le dovute certificazioni sanitarie. Davanti al gip Roberto Veneziano ieri mattina sono comparsi Paolo Ceci, 53 anni, imprenditore teramano, rappresentante legale di una società di commercio carni e il suo dipendente Dino Ruggieri, 66 anni, di Mosciano, entrambi agli arresti domiciliari. I due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. A loro Rosati contesta reati che vanno dall’adulterazione di sostanze alimentari alla frode, dai falsi al commercio di sostanze alimentare nocive.
Il 57enne rosetano Rolando Piccioni, veterinario della Asl e direttore del servizio veterinario dell’area B, sottoposto al divieto di dimora, (assistito dall’avvocato Gennaro Lettieri) ha risposto per oltre un’ora alla domande del giudice dando la sua versione dei fatti e difendendosi dalle accuse mosse dalla Procura. Il pm gli contesta la falsità ideologica, l’omissione di atti d’ufficio e il favoreggiamento personale. Le indagini sono state portate avanti dai carabinieri del comando regionale dei Nas di Pescara. Tra le accuse più pesanti contestate dal pm ai due privati quelle di aver messo in commercio carni pericolose per la salute umana, poiché, hanno scritto i Nas in una nota «provenienti da animali non correttamente identificati e differenti per origine e provenienza, in quanto animali adulti della specie caprina, falsamente indicati come capretti, anche per evitare il test per la ricerca dell'encefalopatia spongiforme trasmissibile (Tse), obbligatorio per capi di età superiore a 18 mesi».(d.p.)
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