Carne a rischio, scattano due arresti

29 Maggio 2019

Domiciliari a un imprenditore teramano e a un suo dipendente. E per un veterinario della Asl deciso il divieto di dimora

TERAMO. Le accuse della Procura, tutte da dimostrare, sono pesanti: si va dall’adulterazione di sostanze alimentari alla frode, dal commercio di sostanze alimentare nocive ad una serie infinita di falsi. L’inchiesta porta la firma del pm Davide Rosati con le indagini delegate ai carabinieri del Nas di Pescara. In tre sono finiti sotto accusa: il rappresentante legale di una ditta che commercia carni, un suo dipendente e un veterinario della Asl. Tra le accuse più pesanti contestate dal pm ai due privati quelle di aver messo in commercio carni pericolose per la salute umana, poiché, scrivono i Nas « provenienti da animali non correttamente identificati e differenti per origine e provenienza, in quanto animali adulti della specie caprina, falsamente indicati come capretti, anche per evitare il test per la ricerca dell'encefalopatia spongiforme trasmissibile (Tse), obbligatorio per capi di età superiore a 18 mesi».
I TRE SOTTO ACCUSA. Agli arresti domiciliari sono finiti Paolo Ceci, 53 anni, imprenditore teramano, rappresentante legale di una società di commercio carni e il suo dipendente Dino Ruggieri, 66 anni, di Mosciano. Divieto di dimora nei comuni della provincia di Teramo per il 57enne rosetano Rolando Piccioni, veterinario della Asl e direttore del servizio veterinario dell’area B. A quest’ultimo il pm contesta la falsità ideologica, l’omissione di atti d’ufficio e il favoreggiamento personale. Le misure sono state firmate dal gip Roberto Veneziano. Così si legge nel provvedimento in merito alle accuse contestate al veterinario: «Nello svolgimento delle funzioni del servizio presso lo stabilimento di macellazione di Mosciano Sant’Angelo, in violazione di norme e regolamenti, attestava falsamente, in un atto pubblico, di aver effettuato le visite “ante mortem” dei capi ovini indicati nel relativo documento sanitario, licenziando al consumo umano delle carni ottenute dalla macellazione di 57 capi ovini non sottoposti alla predetta visita ante mortem, di fatto sottoscrivendo il relativo modello 17 in assenza di tutti i controlli di legge».
LE INDAGINI. I fatti contestati risalgono ad un periodo compreso tra il 2016 e il 2017 e incrociano l’emergenza terremoto e maltempo con i numerosi casi di animali morti negli allevamenti danneggiati dalle maxi nevicate e dalle scosse. Le indagini delegate ai militari del Nas, guidati dal maggiore Domenico Candelli, iniziano proprio durante alcuni di questi controlli e portano a mettere insieme un corposo rapporto investigativo. Scrive il gip a pagina 5 dell’ordinanza riferendosi ai due privati: «Prima che fossero distribuite per il consumo adulteravano i capi ovini e caprini destinati alla macellazione, rendendoli pericolosi per la salute pubblica. In particolare manomettevano le marche auricolari di identificazione al fine di impedire la loro corretta identificazione avviando alla macellazione il predetto bestiame con marche auricolare appartenenti ad animali diversi». Complessivamente sono stati sequestrati circa 200 marchi di identificazione di ovi-caprini, già utilizzati e illegalmente detenuti, e 22 ovini.
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