Caro energia e stop della Sevel: una batosta sul metalmeccanico

La Fim Cisl: «Tutto il settore in provincia sta subendo aumenti insostenibili delle bollette di luce e gas E le aziende teramane dell’automotive legate al colosso di Atessa incassano un ulteriore colpo»
TERAMO. Un autunno caldo per l'industria metalmeccanica: i rincari di luce e gas colpiranno duro, anzi hanno iniziato già a farlo, aziende grandi e piccole, con preoccupanti ricadute sull'occupazione. A lanciare l'allarme è la Fim Cisl nazionale, con la segreteria locale guidata da Marco Boccanera che lo raccoglie e rilancia perché «il nostro territorio sta iniziando a pagare già un prezzo troppo alto che rischia di far affondare le realtà produttive più piccole e di piegare fortemente anche quelle più forti», dice il segretario teramano. Dalla Cisl si leva un appello, l'ennesimo, alla politica affinché intervenga per scongiurare quello che potrebbe essere uno «tsunami che travolgerà i soliti noti: lavoratrici e lavoratori, ma in questa campagna elettorale teramana la parola “lavoro” sta proprio sfuggendo», incalza Boccanera.
In provincia di Teramo sono molte le aziende metalmeccaniche che stanno già facendo i conti coi rincari di luce e gas: conti salati che spingono a guardare con preoccupazione al futuro. Per la Fim Cisl Teramo ci sono aziende che potrebbero non arrivare vive a Natale: «Non è allarmismo, è la realtà: intanto la Sevel ha stoppato fino a lunedì la produzione e questo si ripercuote sulla nostra provincia, che è strettamente collegata come indotto a quella grande industria. Abbiamo aziende che dunque incassano questo colpo oltre a quello dei rincari dei costi dell'elettricità», dice Boccanera, che sul fronte bollette porta l'esempio della mazzata ricevuta dalla Trafilerie Emiliane di Basciano, realtà solida e virtuosa, prima in provincia a premiare i propri dipendenti con il bonus carburante stanziato dal governo Draghi. «Questa azienda del settore alluminio ha visto ad esempio aumentare il costo dell'energia da 108 euro al megawatt/ora dell'agosto 2021 a 652 euro di agosto 2022; e ancora: il gas metano è passato da 0,24 euro al metro cubo dell'agosto 2021 a 2,41 euro dell'agosto di quest'anno», spiega Boccanera, «è chiaro come anche una realtà industriale forte venga messa in difficoltà da costi esorbitanti di questo genere. Rincari così piombano sulle aziende che lavorano oggi su commesse già strutturate, quindi non possono essere rivisti in corsa i listini alzando i prezzi perché i contratti sono stati già stipulati. Nel settore dell'automotive funziona così e fermarsi non è possibile perché significa far fare quel lavoro a qualcun altro».
Per la Fim la situazione è grave e gli ammortizzatori sociali messi in campo sarebbero in realtà controproducenti perché «il lavoratore si ferma, guadagna molto meno quando è in cassa integrazione, ma a casa le sue bollette lievitano: diventa un circolo vizioso che spinge verso l'abisso le famiglie e le aziende», sostiene Boccanera, che bussa metaforicamente alle porte di quella politica regionale «che purtroppo ci appare immobile e incurante dei temi del lavoro e del futuro di questo territorio e delle famiglie che lo abitano: la nostra provincia rischia tanto ma chi governa sembra interessato più alle passerelle che alla risoluzione dei problemi. La batosta dei rincari di luce e gas tocca tutti, ne risentiranno tutti i settori produttivi del Teramano. Qualcuno in maniera più incisiva, come appunto il settore metalmeccanico che sopravvive con margini di guadagno minimo sul prodotto finito. Qualcun altro in modo meno impattante perché potrà incrementare i costi del prodotto finale: ma in questo caso l'ennesima ricaduta negativa sarà per le famiglie», conclude il segretario.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

