Carte clonate, il giudice assolve il presidente dell’Anmil Marcozzi

14 Dicembre 2016

Scagionato da ogni accusa al termine di un rito abbreviato per non aver commesso il fatto «Non potrò scordare ciò che è successo, ma ho sempre avuto fiducia nella magistratura giudicante»

TERAMO. Le parole si muovono ancora tra le ferite perchè quei 28 giorni agli arresti domiciliari Nicola Marcozzi non potrà scordarli mai. Anche dopo che un giudice lo ha assolto per non aver commesso il fatto. Perchè questo 65enne pensionato teramano incensurato, con una vita trascorsa impegnandosi nell’Anmil (l’associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro estranea all’inchiesta) di cui è presidente regionale, per mesi ha continuato a ripetere che lui con la banda delle carte clonate non c’entrava proprio nulla. Che era un grosso errore. «Ho sempre avuto fiducia nel fatto che la magistratura giudicante riconoscesse la mia innocenza ed estraneità alle accuse contestate e così è stato» dice dopo che il gup dell’Aquila Guendalina Buccella lo ha assolto al termine di un rito abbreviato. Nel febbraio del 2015 Marcozzi venne arrestato con altre nove persone nell’ambito di una operazione della procura distrettuale antimafia dell’Aquila. Oltre all’associazione, la procura contestava (a tutti tranne che a Marcozzi) la ricettazione e l’accesso abusivo a sistemi informatici (il reato che aveva fatto scattare la competenza della distrettuale). A capo dell’organizzazione la procura metteva il pakistano Adeel Farooq. E intorno a lu, secondo l’accusa, gravitano tutti gli altri, tra cui anche alcuni imprenditori (tutti già a processo con rito ordinario a Teramo). La procura contestava anche l’aggravante della transnazionalità: i codici clonati in Pakistan a cittadini stranieri arrivavano successivamente in Italia. Su Marcozzi si era espresso il tribunale del Riesame dell’Aquila che nel marzo del 2015 aveva accolto il ricorso dei suoi difensori, gli avvocati Elvio Fortuna e Francesco Ulbar, rimettendolo in libertà dopo aver annullato l'ordinanza di custodia cautelare non ravvisando alcun indizio di colpevolezza. «Il mio assistito», scrive l’avvocato Fortuna, «si ritrovò indagato e arrestato in una operazione tesa a smantellare una organizzazione transnazionale che si ritenesse dedita alla contraffazione delle carte di credito. Unica colpa di Marcozzi è stata quella di aver avuto contatti, per attività del tutto lecite, con imprenditori, anche essi arrestati con lo stesso Marcozzi, le cui utenze erano intercettate ed il senso dei colloqui tra loro intrattenuti erroneamente interpretati dagli inquirenti. Marcozzi, all’indomani dell’arresto provvide subito a rassegnare le dimissioni dalla carica dei presidente dell’Anmil, dimissioni che vennero comunque respinte in quanto la stessa dirigenza dell’associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro e gli associati ritennero sin da subito il loro presidente al di sopra di ogni sospetto in relazione alle accuse mosse».

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