Casa-famiglia, è scontro tra Città Attiva e Monti

MARTINSICURO. «La questione relativa alla realizzazione, al posto della ex scuola nel quartiere Campo Casone a Villa Rosa, di una casa-famiglia non fa che confermare la nostra idea sulla differenza...
MARTINSICURO. «La questione relativa alla realizzazione, al posto della ex scuola nel quartiere Campo Casone a Villa Rosa, di una casa-famiglia non fa che confermare la nostra idea sulla differenza di forze che l’attuale amministrazione riesce a mettere in campo, solo per continuare a mantenere stabile il castello di carta messo in piedi fin dalla campagna elettorale». In una nota il gruppo di minoranza di Città Attiva alza la polemica sulla realizzazione della casa-famiglia a Villa Rosa che, secondo il gruppo di minoranza, è ferma da diverso tempo. «Grandi sforzi iniziali», si legge nella nota del gruppo di minoranza, «nel fare proclami sulle priorità da seguire nel sociale, tra cui il pronto collaudo e assegnazione tramite gara della struttura in questione destinata ad ospitare una casa famiglia per minorenni con genitori. Tutti aspetti che, nelle considerazioni dell’amministrazione, avrebbero potuto essere realizzati in pochi mesi e, invece, gli anni passano e la struttura è ancora ferma e non funzionale».
«La struttura è pronta e il tempo perso è da attribuirsi ai problemi sorti per l’allaccio delle utenze», è la risposta dell’assessore al sociale Marcello Monti. «Ora dobbiamo solo decidere il modo dell’affidamento», conclude l’amministratore, «una decisione che prenderemo a breve per poi attivare la struttura».
Due sono le ipotesi su cui stanno lavorando gli amministratori: affido all’Unione dei Comuni della Val Vibrata o un bando per manifestazioni di interesse. Si tratta di una struttura con sette camere, servizi igienici e spazi che potrebbero ospitare circa 14 minori, e in caso di bambini piccoli, anche le mamme. Attualmente il Comune paga la retta a diversi minori ospitati in strutture, rette che vanno da 70 a 80 euro giornalieri.
«Chiusa la scuola elementare», fanno sapere dal comitato di quartiere di Campo Casone dove è stata realizzata la casa-famiglia, «la struttura doveva rimanere nelle disponibilità del Comune e quindi della collettività, invece si è preferito farsi finanziare dall'Unione Europea un progetto, se pur lodevole, poco attinente alla realtà del territorio e per certi aspetti anche inutile una volta completato. Ora non staremo qui ad elencare quante volte abbiamo evitato le polemiche, quante volte ci hanno accusati di essere proni alle varie amministrazioni che si sono succedute. Però, se a una piccola comunità presente su una vasta estensione territoriale togli prima una scuola con almeno 50/60 bambini e poi la privi anche dell'unico luogo d'incontro, con annesso parco pubblico, ne determini il rapido sfaldamento sociale».
Sandro Di Stanislao
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