Casa rosa, sgombero dopo la confisca

Maxi blitz della polizia per liberare l’immobile, storico luogo di spaccio, che era ancora occupato da una famiglia rom
ALBA ADRIATICA. Per anni l’immagine di quello stabile ha raccontato lo spaccio di droga. Non solo in Val Vibrata visto che alla Casa rosa di Alba arrivavano acquirenti anche dalle vicine Marche e da Pescara. Fino all’anno scorso quando il tribunale dell’Aquila (sezione misure di prevenzione) ha disposto il sequestro e la confisca accogliendo la richiesta di questura e Procura. Ma probabilmente da quello stabile gli occupanti, tutti appartenenti a una famiglia di etnia rom, non sono mai andati via. Ieri mattina la questura, con una maxi operazione, ha sgomberato l’immobile di via Bafile. «La questura», si legge in una nota, «coadiuvata dai carabinieri, dai vigili del fuoco, dal 118 e dal Comune di Alba, settore servizi sociali, ha dato esecuzione al provvedimento del tribunale dell’Aquila, sezione misure di prevenzione, di liberazione dell’immobile abusivamente occupato da lungo tempo da un nucleo familiare lì stanziato, oggetto di provvedimento di sequestro e successivamente di confisca. L’attività ha permesso di restituire il bene confiscato al patrimonio pubblico con ripristino della legalità nella cittadina adriatica». Le operazioni di sgombero dell’immobile hanno visto il coordinamento della prefettura con l’organizzazione di varie riunioni.
L’ultima maxi operazione della polizia, da cui poi è partita la richiesta di confisca, è scattata nel 2022 con l’esecuzione, all’epoca, di nove misure cautelari (sei di custodia in carcere e tre di divieto di dimora nella provincia di Teramo) nei confronti di altrettanti componenti il nucleo familiare poi colpito dal provvedimento di sequestro immobiliare. Le indagini avevano permesso di accertare che i destinatari delle misure cedevano sistematicamente, all’interno e nelle vicinanze della Casa rosa di Alba Adriatica, cocaina ed eroina a numerosi acquirenti che si presentavano – anche provenienti dalle vicine Marche e da Pescara – a qualsiasi ora, anche senza appuntamento. Quell’abitazione in riva al Vibrata, insomma, era divenuta un vero e proprio market dello spaccio di droga, nei pressi del quale sono state documentate numerose cessioni di sostanze stupefacenti secondo quanto è emerso dall’attività investigativa svolta attraverso appostamenti, pedinamenti e filmati. Per gli investigatori il clan di rom aveva un capillare controllo del territorio e per evitare di essere scoperto aveva organizzato un vero e proprio servizio di vedette. All’epoca, secondo la versione fornita dalla polizia che condusse l’attività anticrimine, a consegnare le dosi erano soprattutto le donne mentre gli uomini, che solo in alcune occasioni avrebbero ceduto la sostanza stupefacente, avrebbero svolto ruoli di copertura.
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