Casaccia: tutto basato sulla buona volontà

GIULIANOVA. «Tutto è affidato alla buona volontà e alle forze dei volontari che si autotassano, tolgono del tempo alle proprie famiglie, fanno da “parafulmine” tra i propri concittadini e le autorità»...
GIULIANOVA. «Tutto è affidato alla buona volontà e alle forze dei volontari che si autotassano, tolgono del tempo alle proprie famiglie, fanno da “parafulmine” tra i propri concittadini e le autorità». Ecco cosa non va nell’esperienza dei comitati di quartiere secondo Patrizia Casaccia, ex presidente del comitato Annunziata. Un’altra pecca del regolamento, secondo Casaccia, è rappresentata dal fatto che non è stato ancora istituito il consiglio comunale dei ragazzi, su cui invece bisognerebbe puntare per sviluppare la democrazia dal basso. «Il sindaco di Giulianova», spiega Casaccia, «ha nominato un assessore con delega alla democrazia partecipativa ma poco ha fatto per portare avanti le proposte avanzate. Non è stata data nemmeno una sede ad ogni comitato; non si può dare un indirizzo a chi vuole inviare proposte o reclami, non si può tenere uno sportello aperto per ricevere i cittadini prima di ogni assemblea». Insomma, se i comitati (almeno quelli dell’Annunziata e del Lido, unici superstiti a 4 anni dall’avvio) sono sopravvissuti è stato solo merito dei cittadini che hanno creduto in questa forma di partecipazione alla vita amministrativa. «Per me», prosegue Casaccia, «l’esperienza nel comitato di quartiere è stata un’opportunità di crescita democratica sia dal punto di vista della teoria appresa che da quello dell’attività praticata». Costruire un dialogo con le istituzioni, creare momenti di confronto e avere un ruolo attivo sono stati gli obiettivi. Casaccia ha sempre ribadito con forza, anche quando era alla guida del comitato, che «i comitati sono lontani dai partiti». Il contatto con la gente, in ogni caso, è stato uno degli elementi positivi. «La parte positiva dell’“avventura” comitati», conclude, «è stare tra la gente, raccoglierne le proposte e le segnalazioni, portarle in assemblea, girarle all’amministrazione comunale, pressare per le soluzioni e criticare quando non si vedono i riscontri. Saranno i politici ad aver timore del risvolto delle loro non azioni».
Margherita Totaro
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