Case Ater, i primi cantieri partiranno a gennaio

Lo annuncia il direttore dell’Ufficio speciale. Finora stanziati solo 4 milioni su 60 Fracassa: per far tornare gli sfollati vanno rastrellati alloggi sfitti o invenduti
TERAMO. Partirà a gennaio la ristrutturazione delle prime palazzine Ater rese inagibili dai terremoti tra agosto dell'anno scorso e gennaio. E' quanto emerso dall'incontro delle autorità con gli inquilini delle case popolari di Colleatterrato, organizzato dal comitato dei commercianti uniti post-sisma, al quale, giovedì sera, hanno partecipato tra gli altri il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, l'assessore comunale alla protezione civile Franco Fracassa e il direttore dell'ufficio speciale per la ricostruzione (Usr) Marcello D'Alberto. Proprio quest'ultimo ha indicato i tempi di avvio degli interventi, finanziati dalla Regione con quattro milioni di euro, per il ripristino di 64 appartamenti che fanno parte di due complessi di proprietà dell'Ater classificati come B.
Le palazzine si trovano in via Adamoli e in via Giovanni XXIII e dovrebbero riaprire entro la fine dell'anno prossimo. La scadenza è dettata da una delle ultime ordinanze firmate dal commissario alla ricostruzione Vasco Errani e dedicate in particolare al patrimonio edilizio pubblico. L'ufficio diretto da D'Alberto, dunque, si è adeguato a questa disposizione pianificando i passaggi necessari alla realizzazione delle opera previste. «L'Ater si occuperà della progettazione e dell'appalto», sottolinea il dirigente del' Usr, «a noi spetterà la verifica e la liquidazione delle somme rendicontate sui lavori che potranno iniziare da gennaio».
Il progetto che interessa le palazzine di Colleatterrato è un primo segnale di ripartenza dopo i mesi terribili delle scosse sismiche e gli sgomberi che hanno quasi desertificato il quartiere. Per il recupero degli immobili Ater, che in base alle norme dovrebbero arrivare al massimo grado di resistenza sismica, serviranno però altri 60 milioni. «La somma stanziata finora è un'inezia rispetto al fabbisogno complessivo», tiene a precisare Fracassa, «bisogna insistere nei confronti della Regione e del governo per avere maggiori risorse». L'assessore, inoltre, ritiene necessario un rinfoltimento degli uffici tecnici dell'Ater con l'aggiunta di personale che possa sostenere il ritmo delle pratiche da trattare per il recupero degli immobili.
I problemi, insomma, restano sul tappeto e per tanti sfollati l'attesa del rientro a casa rischia di essere lunghissima. Fracassa ha dunque rilanciato la proposta, rivolgendosi anche a Di Sabatino, di rastrellare le abitazioni sfitte o invendute per il riavvicinamento dei nuclei familiari ai loro centri di residenza. (g.d.m.)
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