Case Ater, tempi lunghi per il rientro degli inquilini

L’azienda presenta un piano da 75 milioni per l’adeguamento degli immobili D’Alfonso chiederà fondi a Gentiloni. Fracassa: «Per i lavori ci vorranno anni»
TERAMO. Sono passati mesi ma ci vorranno anni per far tornare agibili le case popolari. Il conto presentato dall’Ater all’incontro con i sindaci tenuto lunedì dal governatore Luciano D’Alfonso, lascia presagire tempi lunghi per gli interventi di sistemazione delle palazzine lesionate dalle scosse di terremoto to tra agosto dell’anno scorso e metà gennaio. Serviranno 75 milioni di euro che, stando ai calcoli dell’azienda, garantiranno l’adeguamento sismico di tutti gli edifici sgomberati.
Si tratta di una somma da capogiro che sarà già difficile reperire, considerato che la Regione non dispone di risorse tanto consistenti, e da destinare a interventi complessi, con progettazioni articolate, indirizzati per ben oltre la riparazione dei danni accertati. Il piano prospettato dall’azienda guidata da Armando Rampini punta al massimo grado di sicurezza delle palazzine popolari, alcune risalenti a decenni fa e particolarmente mal messe, ma che getta un’ombra pesante sui tempi di rientro degli inquilini. «Solo per gli edifici che si trovano sul territorio comunale di Teramo», spiega l’assessore ai lavori pubblici Franco Fracassa, «la spesa prevista ammonta a 65 milioni di euro». La cifra supera di parecchio quella stima dal Comune in 54 milioni per l’adeguamento delle scuole. «Se per queste strutture fondamentali ci sono pochi soldi e di parla di un piano pluriennale d’interventi finanziati dal governo», fa notare l’assessore, «non è difficile immaginare quali prospettive si aprono per le case popolari». Anche quelle classificate come B, per danni ritenuti meno gravi rispetto alle situazioni peggiori, e che in un primo momento era considerate riparabili in tempi brevi, si prefigura un’attesa molto più lunga. «Il costo in questo caso è di 44 milioni di euro», fa sapere Fracassa, «e dove si andranno a prendere i soldi?». D’Alfonso nel corso della riunione di lunedì ha annunciato che si rivolgerà al premier Paolo Gentiloni per reperire le risorse necessarie, ma non si tratta di tirar fuori qualche spicciolo in più. «Nel frattempo gli inquilini dovranno restare negli alberghi o in altre case non si sa per quanto tempo ancora», rileva l’assessore, «e il ripopolamento della città rischia di diventare una chimera». L’Ater, nel progettare gli adeguamenti degli immobili, ha applicato recenti disposizioni che però terranno le famiglie ancora a lungo fuori dalle loro abitazioni. (g.d.m.)
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