Case del sesso sulla costa Via al processo a 16 proprietari

7 Maggio 2016

TERAMO. L’ultima parola sulle “case del sesso” sequestrate nel 2014 tra Martinsicuro ed Alba Adriatica spetterà al tribunale davanti a cui ieri mattina sono comparsi in sedici, tra proprietari e...

TERAMO. L’ultima parola sulle “case del sesso” sequestrate nel 2014 tra Martinsicuro ed Alba Adriatica spetterà al tribunale davanti a cui ieri mattina sono comparsi in sedici, tra proprietari e intermediari vari, per la prima udienza.

La procura (titolare del fascicolo è il pm Stefano Giovagnoni)contesta sia il favoreggiamento della prostituzione sia un articolo della legge Merlin, ovvero «l’aver dato in locazione appartamenti allo scopo dell’esercizio della prostituzione».Perchè secondo l’accusa, ed è questo il filo che lega sei mesi di indagini tra intercettazioni e pedinamenti, i proprietari sapevano quello che accadeva nelle loro case affittate. Erano, sostiene l’accusa, i referenti degli intermediari a cui le ragazze, già prima di arrivare in Italia, si rivolgevano per trovare casa, per farsi ritrarre in pose destinate a finire sui giornali specializzati in annunci di prestazioni sessuali e su vari siti internet. Di diverso avviso, invece, la difesa «per cui i proprietari non sapevano nulla di quello che avveniva negli appartamenti affittati». Nel corso dei mesi tutti hanno raccontato di non sapere quello che succedeva all’interno delle case, di aver affittato con un regolare contratto (esibito da molte ragazze durante il blitz e che secondo gli investigatori si basa su prezzi di mercato) e di non aver mai parlato con intermediari o altri ma di aver trattato direttamente con le ragazze per l’affitto delle case.

I sequestri, chiesti dagli inquirenti e all’epoca dei fatti respinti dal gip, sono stati disposti dopo che il tribunale del Riesame ha accolto l’appello fatto dalla stessa procura dopo il no del primo giudice. Sullo sfondo dell’indagine, che nell’ottobre del 2014 portò al blitz della polizia sulla costa, si stagliano le proteste dei residenti, dei comitati di quartieri che, soprattutto nella zona di Villa Rosa, ormai da mesi stannocombattendo una battaglia sui rischi della sicurezza con esposti, denunce e filmati girati con telefoni cellulari e messi in rete. (d.p.)

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