Case di riposo, il 14 personale in sciopero

10 Dicembre 2020

I sindacati hanno proclamato la protesta per i mancati pagamenti dell’Asp 1 alle cooperative

TERAMO. Sciopero del personale delle case di riposo che fanno capo alla Asp 1. I sindacati – Cgil Fp e Filcams, Cisl e Fisascat Cisl, Uil Fpl e Ugl – «visto il perdurare della condizione di criticità economica dell’Azienda per il servizi alla persona 1 che fa registrare ritardi nell’erogazione degli stipendi in diverse strutture di cui all’oggetto ed il rischio crescente di un’interruzione dei servizi» hanno proclamato uno sciopero per il 14 dicembre, per l’intera giornata.
La decisione è stata adottata dopo l’esito negativo del tentativo di conciliazione avvenuto in prefettura «vista l’assenza di un piano aziendale della Asp 1 Teramo in relazione ai servizi erogati che garantisca la continuità dei servizi». Le cooperative che si occupano dei servizi nelle case di riposo di Teramo, Nereto, Civitella e Sant’Omero hanno un’esposizione debitoria di 6 milioni e mezzo di euro, a cui si aggiunge il milione e mezzo relativo ai fornitori. Sono diversi i motivi per cui la Asp ha accumulato l’enorme debito nei confronti di cooperative e fornitori: si va dalle rette troppo basse, ferme al 2002 alla legge regionale che istituisce l’Asp 1 che non prevede copertura finanziaria. La Regione intanto dovrebbe versare 1,6 milioni all’Asp. «L'assessore regionale Quaresimale ha garantito i che sblocca la somma», osserva Fabrio Benintendi, segretario della Cisl, «ma i vertici della Asp dicono che situazione è grave, tanto da non consentire la gestione dell’ente. Ora ci dobbiamo fermare e capire se gli oltre 200 lavoratori prenderanno lo stipendio e in futuro che accadrà. Sono necessarie garanzie e lo sciopero non si farà, ma finora tutti mettono le mani avanti».
«Dalla Regione dovrebbe arrivare un milione e 600mila euro», commenta Mauro Pettinaro, segretario della Filcams Cgil, « ma l’importo complessivo del debito nei confronti delle cooperative e fornitori è di otto milioni. Il problema è che ci si mette una pezza, ma non basta. Al momento l’emergenza sono gli stipendi e noi vogliamo rassicurazioni su questo. E’ una situazione che si protrae da quattro-cinque anni ormai. Le responsabilità non sono di singole persone ma è ora di metterci un punto e capire che vogliono fare con le case di riposo. In questo momento non parliamo di residenze sanitarie ma sono residenze assistenziali e questo comporta che non possono aver finanziamenti dalla Regione». (a.f.)
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