Case di riposo, stipendi bloccati «Gravi disagi non più tollerabili»

Manifestazione di sindacati e lavoratori davanti alla De Benedictis: in 170 attendono il pagamento Lo sfogo di un’operatrice: «Facciamo il nostro dovere tra tante difficoltà, non ci tiriamo mai indietro»
TERAMO . «Istituzioni e politica assenti, come gli stipendi». È con questo amaro slogan che i sindacati e i lavoratori della Asp1 ieri mattina sono tornati a denunciare le criticità che ormai da due anni attanagliano le strutture di assistenza residenziale di Teramo e Nereto. Case di riposo dove in 170, addetti ai diversi tipi di servizio all'accoglienza e alla persona, attendono lo stipendio di marzo e in 30, dipendenti della Pap che si occupa della ristorazione, aspettano il pagamento di quattro mensilità.
Una condizione di affanno che ha riportato Cgil, Cisl e Uil e una rappresentanza di lavoratori davanti ai cancelli della De Benedictis di Teramo per sollecitare interventi incisivi per ripristinare un clima di serenità e rispetto per chi opera in strutture di particolare rilevanza sociale. La Asp1, responsabile delle case di riposo di Teramo, Nereto e Civitella, negli anni ha accumulato una grande mole di debiti e a pagare le conseguenze sono i lavoratori delle cooperative che sistematicamente si trovano a sopportare disagi «non tollerabili per chi vive onestamente e lavorando con serietà anche in condizioni molto difficili», ha detto Alfiero Di Giammartino della Uil Fpl.
Al presidio dinanzi alla De Benedictis c’erano anche Pancrazio Cordone della Fp Cgil, Mauro Pettinaro della Filcams Cgil e Luca Di Polidoro della Fisascat Cisl. Uniti per denunciare «l’assenza della politica e delle istituzioni che, a partire dalla Regione, tanto hanno detto ma poco hanno fatto: tant’è che ci troviamo di nuovo qui a ribadire le difficoltà dei lavoratori», ha detto Cordone. La situazione debitoria della Asp1 sfiora gli otto milioni e al lavoro, nel tentativo di risanare i conti, c’è il commissario Roberto Canzio che «è entrato per gestire questa situazione, ma probabilmente non è in grado di farlo. Vogliamo capire cosa le istituzioni intendono fare per queste strutture. Da due anni si trascina la stessa situazione di incertezza e di ritardi nei pagamenti, e nulla cambia», ha aggiunto Di Polidoro. E sono proprio i lavoratori quelli più stanchi e preoccupati.
«Tutti facciamo il nostro dovere con grande senso di responsabilità e abnegazione, non ci tiriamo mai indietro anche quando lo stipendio non arriva», racconta Raffaella Cocchi, lavoratrice della De Benedictris, «turni massacranti, il Covid che complica ogni cosa, ore di straordinario e stipendio incerto: nonostante tutto, abbiamo sempre garantito, e continuiamo a farlo, servizi di grande qualità agli ospiti. Ma qui ci sono lavoratori con famiglie da mantenere, a volte monoreddito, e che per i ritardi degli stipendi si trovano ad avere difficoltà anche a raggiungere il posto di lavoro per i costi della benzina». (v.m.)
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