«Case di via Longo, sbagliata la procedura»
La minoranza contro il piano di ricostruzione degli edifici popolari. Il sindaco: «Andiamo avanti»
TERAMO. Fuoco e fiamme in Comune ieri mattina per il progetto dell'housing sociale di via Longo. L'intervento, che prevede l'abbattimento e la ricostruzione di cinque palazzine popolari, è tornato all'esame della commissione urbanistica scatenando le ire dell'opposizione impegnata fin dal concepimento dell'operazione, risalente al 2012, nel denunciarne magagne e zone d'ombra. Non poteva che sfociare in nuove tensioni e accuse pesanti il dibattito alla presenza dei tecnici della Sgr, la società partner del Comune nell'intervento, del sindaco Maurizio Brucchi, dell'assessore Valeria Misticoni e della dirigente dell'ufficio legale Cosima Cafforio. Nel mirino dell'opposizione è finita ancora una volta la procedura adottata dall'amministrazione cinque anni fa, che ha già comportato lo sgombero di due edifici, e non ancora approdata alla fase realizzativa. «L'ufficio legale ha chiarito che il procedimento seguito finora è del tutto illegittimo», attacca l’esponente della minoranza Paola Cardelli, «e l'unico atto valido è la delibera del consiglio comunale che ha varato l'intervento di housing sociale». Secondo la consigliera, dunque, sono stati confermati gli allarmi lanciati da lei stessa nei mesi scorsi sul mancato avvio di una gara pubblica per l'individuazione del partner privato dell'ente e sul rischio di un clamoroso abuso edilizio connesso alla ricostruzione delle palazzine con un aumento di volumetrie spropositato rispetto ai limiti fissati dal piano regolatore.
«L'amministrazione finora ha tentato di sanare un procedimento irregolare raccontando una montagna di bugie», insiste Cardelli, «ma ora deve ricominciare daccapo». Sarebbe questo il senso della manifestazione d'interesse che a novembre la Sgr ha inviato al Comune e in base alla quale sarà indetta la gara d'appalto per la realizzazione dell'opera seguendo il metodo del project financing. Il presidente della commissione Vincenzo Falasca, però, dissente dalla rappresentante dell'opposizione. «Dalla riunione è emerso che il Comune non ha vincoli nei confronti di Sgr», sottolinea, «non è corretto parlare di illegittimità». L'amministrazione, dunque, realizzerà l'opera attenendosi alle indicazioni del Prg, senza volumetrie esorbitanti, ma al momento non avrebbe alcun obbligo nei confronti della società. Questa versione non convince il capogruppo del Pd Gianguido D'Alberto. «Se il Comune non è vincolato», afferma, «a che titolo il sindaco nell'aprile del 2014 ha sottoscritto un accordo d'investimento con la Sgr?». Secondo lui è palese il fallimento di una procedura costruita «sulla pelle di 96 famiglie costrette a trasferirsi senza alcuna certezza» e che ha comportato per anni il blocco delle graduatorie di assegnazione delle case popolari. «Il fatto che non ci sono obblighi significa che per cinque anni abbiamo scherzato?», incalza,«ma nel frattempo il valore di quei beni si è ridotto». Brucchi respinge le accuse: «Abbiamo seguito la procedura prevista e andremo avanti perché l'intervento è in fase conclusiva. Si tratta dell'unica possibilità emersa in vent'anni per riqualificare un'area degrada con importanti risorse pubbliche: in commissione abbiamo dato esempio di trasparenza, il resto sono illazioni».
Gennaro Della Monica
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