Case e macchine non dichiarate: truffa del reddito di cittadinanza

Denunciati in sette: hanno percepito 24mila euro di indennità senza avere i requisiti previsti Controlli in due autolavaggi, segnalazioni e multe sugli impianti elettrici a rischio per i dipendenti
TERAMO. Gli escamotage per aggirare la norma, ormai, non si contano più tra i beneficiari del reddito di cittadinanza. Numeri, quelli finiti prima nelle statistiche delle forze dell’ordine e poi nelle inchieste, a riflettere l’immagine di un Paese in cui tutto è sempre possibile fino a quando non scatta l’inchiesta giudiziaria a definire l’illecito. Nel Teramano la lotta ai furbetti del reddito di cittadinanza non si arresta e gli ultimi dati, in questo caso arrivati dai controlli del comando carabinieri per la tutela del lavoro di Teramo, dimostrano che il rispetto delle regole è ancora lontano.
In sette sono stati denunciati dai militari perché secondo l’accusa avrebbero percepito complessivamente 24 mila euro di indennità dopo aver presentato false certificazioni sulla proprietà di auto o immobili. Ovvero avrebbero dichiarato di non possedere nulla mentre i successivi controlli hanno accertato il contrario. Tutti rischiano da due a sei anni. L’ ipotesi di reato, prevista inizialmente come truffa e poi come indebita percezione di erogazioni pubbliche, è stata meglio definita nel decreto legge del 28 gennaio 2019 coordinato con la legge di conversione del 28 marzo 2019 riguardante proprio le disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e pensioni che all’articolo 7 stabilisce: «Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, al fine di ottenere indebitamente il beneficio rende o utilizza dichiarazioni o documenti falsi attestanti cose non vere, ovvero omette informazioni dovute, è punito con la reclusione da due a sei anni».
Ma i controlli svolti dai carabinieri del comando carabinieri per la tutela del lavoro, Nil, hanno riguardato anche la sicurezza del lavoro: in questo caso sono stati denunciati i titolari di due autolavaggi del Teramano perché dagli accertamenti sono emersi condizioni di rischio per i dipendenti. Secondo l’accusa in entrambi i casi il quadro elettrico era stato collocato all’interno dell’area destinata alla depurazione dell’acqua con i cavi elettrici deteriorati e scoperti. Le attività sono state sospese e potranno essere riavviate solo con il ripristino delle condizioni di sicurezza.
Complessivamente sono state e levate sanzioni amministrative per un importo di 32mila euro e ammende per un importo complessivo di 27mila euro. Naturalmente i controlli avviati dal reparto speciale dei carabinieri vanno avanti su tutto il territorio provinciale.(d.p.)
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