Case invendute a disposizione degli sfollati

28 Febbraio 2017

La proposta del Comune alla Protezione civile per consentire il rientro di chi è negli hotel della costa

TERAMO. Appartamenti invenduti da mettere a disposizione degli sfollati sulla costa. E' questa la soluzione che il Comune sottoporrà ai dirigenti nazionali della Protezione civile per consentire il riavvicinamento in città delle famiglie che hanno perso l'abitazione e si trovano negli alberghi della riviera. Dopo aver constato l'impossibilità di far arrivare casette nelle frazioni dove i ripetuti sciami sismici hanno reso inagibili centinaia di edifici classificati come E, per il recupero dei quali dunque serviranno anni di attesa, l'amministrazione è pronta a mettere sul tavolo una controproposta destinata a ridimensionare la diaspora nel medio periodo. «Chi non ha ancora trovato una sistemazione alternativa stabile», spiega l'assessore Franco Fracassa, «potrebbe occupare case rimaste invendute tramite un accordo tra gli imprenditori che ne sono proprietari e la Protezione civile». Quest'ultima si farebbe carico delle spese di affitto degli immobili, con una formula che sarebbe comunque da studiare, garantendo un alloggio agli sfollati destinati a restare a lungo fuori dalle loro abitazioni e decongestionando gli hotel in vista della stagione estiva. L'esborso non dovrebbe risultare più oneroso di quello previsto per le casette che, stando ai calcoli della Protezione civile, ammonta a circa 1.500 euro al metro quadrato. Per l'installazione di ciascuna Sae, struttura abitativa per l'emergenza, sarebbero necessari allacci ai servizi o comunque aree vicine alle reti di acqua, luce e gas. Ogni struttura necessita tra l'altro di 200 metri di spazio in piano e per questi motivi logistici non sarebbe facile distribuirle nelle 47 frazioni del territorio comunale Il numero degli sfollati in queste zone è talmente alto che sarebbe impossibile assegnare casette a tutti. Quelle eventualmente disponibili avrebbero consegnate tramite un'estrazione a sorte che lascerebbe a piedi i più sfortunati. «Le case invendute non sarebbero in prossimità delle località di residenza delle famiglie costrette al trasloco», osserva Fracassa, «ma consentirebbero comunque un riavvicinamento rispetto agli alberghi". La proposta dunque sarà presentata ai dirigenti della Protezione civile nella prossima riunione con i rappresentanti dei comuni del cratere.

Gennaro Della Monica

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