Case popolari, partono le demolizioni

Domani in via Spataro la consegna del primo cantiere: l’edificio con 12 alloggi verrà raso al suolo e ricostruito ex novo
TERAMO. Domani sarà fatto un altro passo avanti nella ricostruzione post-sisma 2016: alle 10 l’Ater di Teramo consegnerà i lavori per la demolizione dell’edificio di via Spataro 5/6, nel quartiere di Colleatterrato Alto. Si tratta del primo caseggiato popolare del cratere abruzzese per il quale è stata decisa non la riqualificazione, ma la ricostruzione ex novo. Altre demolizioni di edifici di edilizia residenziale pubblica seguiranno nei prossimi mesi, sicché la cerimonia di domani in via Spataro assume una valenza simbolica importante.
«La decisione assunta dall’Ater», dice la presidente dell’Ater di Teramo Maria Ceci, «trova la motivazione nella volontà di restituire ai nostri inquilini case più sicure. Per via Spataro, in seguito allo svolgimento delle propedeutiche prove strutturali sui materiali, è emersa la difficoltà di raggiungere una capacità di resistenza sismica minima del 60% dei valori previsti per le nuove costruzioni. È vero che i tempi per il rientro degli inquilini nelle proprie abitazioni si allungheranno, ma appare superfluo sottolineare i vantaggi in termini di sicurezza sismica, efficientamento energetico, funzionalità e vivibilità della nuova costruzione».
Il fabbricato in questione, realizzato alla fine degli anni ’70, adibito a civile abitazione - edilizia sociale, si sviluppa su tre piani, oltre a un sottotetto e un seminterrato adibito a rimessa, per complessivi 12 appartamenti distribuiti su due scale, di cui sei da circa 100 metri quadrati e sei da circa 80 metri quadrati. L’inagibilità dell’edificio era stata inizialmente dichiarata con classificazione per danno di tipo B, per la quale due famiglie avevano dovuto lasciare gli alloggi. A seguito dell’attività progettuale svolta dai tecnici dell’azienda per gli interventi di miglioramento sismico, il palazzo è stato riclassificato con danno di tipo E, con un grado di sicurezza così basso da consigliarne la demolizione e la ricostruzione ex novo. Per questo l’Ater nel maggio scorso aveva chiesto e ottenuto dal sindaco Gianguido D’Alberto l’ordinanza di sgombero dell’intero edificio (le dieci famiglie che erano dentro hanno ottenuto un’altra unità abitativa o il contributo di autonoma sistemazione), e ha poi chiesto e ottenuto l’autorizzazione dall’Ufficio speciale per la ricostruzione e dalla struttura del commissario straordinario Giovanni Legnini all’intervento di demolizione e ricostruzione.
Quali saranno i tempi dell’opera? Maria Ceci spiega che «dopo la consegna del cantiere ci sarà tutta l’attività preparatoria alla demolizione e lo svuotamento di eventuali beni mobili rimasti negli alloggi» e prevede «un paio di mesi per avere l’area pronta per la nuova costruzione. Ma», chiarisce, «certezze non ne do perché nell’edificio si potrebbe trovare anche dell'amianto, che presuppone uno smaltimento speciale. Quanto alla ricostruzione ex novo, la progettazione è stata affidata ma ad oggi è impossibile dire quando potremo fare la gara d'appalto».
Ci sono altri quattro edifici dell’Ater di Teramo per cui è stato stabilito che debbano essere ricostruiti completamente e la cui demolizione è già stata autorizzata: sorgono in via Giovanni XXIII, a Colleatterrato Basso, per un totale di 48 appartamenti. «L’obiettivo», spiega la presidente Ceci, «è realizzare un complesso architettonicamente organico. I tempi? Credo che tra un paio di mesi la demolizione potrà partire». Ulteriori quattro demolizioni sono in via di autorizzazione: riguardano edifici di Cortino, Valle Castellana (due) e Campli.
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