Casette galleggianti sequestrate Ora ci sono i primi due indagati

L’autorità giudiziaria li accusa di abuso edilizio e occupazione non autorizzata di spazio demaniale La società proprietaria: «Abbiamo rispettato le regole e ottenuto tutte le certificazioni necessarie»
GIULIANOVA. L’inchiesta della Procura muove i primi passi con il sequestro della case galleggianti al porto e i primi nomi iscritti nel registro degli indagati. Per il momento si tratta di due persone ma non è escluso che il numero possa aumentare. Le ipotesi di reato contestate dal pm titolare del fascicolo Andrea De Feis sono due: l’abuso edilizio e la violazione dell’articolo 1161 del codice della navigazione, ovvero l’abusiva occupazione di uno spazio demaniale. Quest’ultimo reato stabilisce che: « È punito chiunque arbitrariamente occupa uno spazio del demanio marittimo o aeronautico o delle zone portuali della navigazione interna, ne impedisce l'uso pubblico o vi fa innovazioni non autorizzate».
Ipotesi di reato, entrambe, per cui la Procura teramana ha chiesto e ottenuto il sequestro delle tre casette galleggianti. Sequestri che sono stati delegati alla sezione Roan della guardia di finanza di Pescara, in particolare la sezione navale. Intanto, la ditta Narramondo che è proprietaria delle tre casette, annuncia ricorso. Manolo Di Pietro, uno dei soci dell’azienda Narramondo assieme a Paola Di Donato, afferma in merito al sequestro : «Per noi è stato un fulmine a ciel sereno in quanto non avremmo mai immaginato un provvedimento così pesante. Dico questo giacchè le tre casette, regolarmente omologate come imbarcazioni, hanno tutte le caratteristiche per essere ormeggiate alla stregua di qualsiasi altro natante. La nostra società, prima di intraprendere l’attività, si è procurata tutte le certificazioni possibili esibite all’Ente Porto e all’autorità marittima. Non avremmo mai, nel dubbio, intrapreso una strada dai risvolti avventurosi. Del resto questo tipo di turismo praticato attraverso le casette galleggianti viene praticato in varie regioni come Sardegna, Puglia, Emilia e Romagna e Veneto per cui, con le medesime caratteristiche ed anche con identico prodotto della stessa azienda produttrice, le casette vengono regolarmente utilizzate. Come azienda non possiamo far altro che prendere atto del provvedimento con riserva di avere un chiarimento con l’autorità giudiziaria. Nel frattempo stiamo dialogando con il nostro legale di fiducia per concordare una linea che ci porti al dissequestro».
La proprietà si è affidata all’avvocato Gugliemo Marconi. Il provvedimento eseguito dalla Finanza ha fatto molto scalpore in città oltrepassando di gran lunga i confini regionali. E quello di Giulianova, in controtendenza rispetto al passato, potrebbe rappresentare un caso nazionale. Anche a livello giudiziario.(d.p.-al.al.)
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