Caso ex Monti, non ci fu abuso In sette assolti anche in appello

L’inchiesta partì nel 2007: sotto accusa erano finiti costruttore, progettisti, dirigenti e tecnici comunali I giudici di secondo grado confermano la sentenza del tribunale teramano: tutto in regola
ROSETO. A quattro anni dalla sentenza di primo grado, i giudici della Corte d’appello confermano l’assoluzione per il caso del Prusst della ex Monti: non c’è stato nessun abuso. In sette, tra costruttore, progettisti, dirigenti e tecnici comunali erano finiti a processo per un presunto abuso edilizio: accusa considerata infondata dai giudici che in primo grado motivarono con la formula del fatto non sussiste. Due processi a scandire le tappe di una vicenda lunghissima, con un’inchiesta iniziata nel 2007 e con il fascicolo passato per due richieste di archiviazione, entrambe rigettate dal gip, fino alla riapertura delle indagini e al successivo rinvio a giudizio avvenuto nel 2013 per ipotesi di reato che andavano dall’abuso edilizio (alcune delle quali nel frattempo prescritte) a quello d’ufficio. Nel 2016 il primo punto fermo con l’assoluzione in primo grado dal collegio presieduto dall’allora presidente del tribunale Giovanni Spinosa .
Lunedì sera i giudici d’Appello (collegio presieduto da Armanda Servino) hanno assolto il costruttore Giovanni Lucidi, il progettista Tito Rocci, il tecnico progettista Mauro Torzolini, l'allora dirigente comunale di urbanistica e lavori pubblici Lorenzo Patacchini il tecnico comunale Mario Di Nicola, il tecnico comunale Miranda Saponaro e l'acquirente di uno degli appartamenti Paolo De Gregorio. Va detto che lo stesso procuratore generale Domenico Castellani aveva chiesto l’assoluzione. In Appello avevano fatto ricorso la Procura teramana (titolare del fascicolo il pm Silvia Scamurra) e la parte civile rappresentata dall’imprenditore Alberto Rapagnà la cui denuncia aveva fatto scattare le indagini. La vicenda riguardava un presunto abuso edilizio relativo al Prusst ( programma di riqualificazione urbana) all'interno del quale, secondo la Pubblica accusa, sarebbero state realizzate tre palazzine con una serie di volumetrie in eccesso rispetto al progetto approvato. Il progetto prevedeva la realizzazione nell'area dell'ex azienda tessile Monti di tutta una serie di opere che, secondo l'accusa, sarebbero state realizzate in difformità delle autorizzazioni. Accuse che, in questi anni, chi ha realizzato l'opera ha sempre rigettato. Così ha commentato in una nota l’imprenditore Giovanni Lucidi: «Confermando la sentenza del tribunale di Teramo anche la Corte d’appello ha quindi riconosciuto l’assoluta legittimità dell’operato della società Alfa Immobiliare srl già validato dall’autorità giudiziaria cittadina. Durante tutta la lunga vicenda si è sempre confidato nella giustizia nella consapevolezza della correttezza professionale della società, dei tecnici e delle diverse figure professionali che hanno cooperato nella realizzazione del complesso residenziale “Parco delle rose” e si è particolarmente felici del fatto di aver dato prova agli acquirenti e a tutti i collaboratori di affidabilità tecnica e pieno rispetto delle regole». Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Gennaro Lettieri, Guglielmo Marconi, Tommaso Navarra, Vincenzo Cafforio, Luca Scarpantoni.
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