Caso Gualandi, arriva la stangata: Comune e ateneo devono pagare

Il giudice dispone il versamento di un milione alla Fondazione per il contenzioso sull’affitto della sede Ma l’ateneo presenta ricorso in Cassazione contro l’ente per evitare l’esborso della quota richiesta
GIULIANOVA . La Fondazione Gualandi a favore dei sordi” con sede a Bologna ha presentato un conto molto pesante al Comune, ma anche all’università di Teramo che ricorre in Cassazione. La quantificazione è stata stabilita da una recente sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila, sezione civile per le controversie di locazione, che ha condannato l’ente al pagamento di 751.618,67 euro, di cui 299.913,33 euro a carico dell’ateneo teramano. Alla somma, inoltre, vanno aggiunti gli interessi legali maturati dalle singole scadenze fino al saldo finale.
L’università, però, ha presentato ricorso in Cassazione, notificato il 7 gennaio, sia contro la Fondazione Gualandi sia contro il Comune di Giulianova per la riforma della sentenza di condanna. La vicenda risale esattamente a 20 anni fa, al 29 gennaio 2002, quando fu stipulato un contratto di locazione immobiliare tra il Comune di Giulianova e la Fondazione Gualandi che riguardava una porzione di aree esterne e interne rispettivamente di 4mila e 1.981 metri quadrati dell’immobile ubicato in via Gramsci.
L’accordo prevedeva il successivo uso in concessione gratuita del fabbricato da parte dell’università, con impegno a collocare nell’immobile la sede del corso di Scienze del turismo il cui avvio era caldeggiato dall’allora amministrazione. Tra il Comune e l’ateneo fu anche stipulato un accordo quadro, datato 10 ottobre 2002. La sentenza d’appello che dunque ha condannato dunque, ha condannato l’ente e l’università è stata dunque impugnata da quest’ultima per evitare l’esborso che di conseguenza sarebbe a totale carico dell’amministrazione cittadina. La giunta, però, ha deciso di presentare un controricorso, sempre in Cassazione, con possibilità di interporre appello incidentale, resistendo al giudizio promosso dall’università. Il Comune, tra l’altro, ha affidato le proprie ragioni a un avvocato cassazionista romano di rango, prevedendo un impegno di spesa fino a un massimo di 17 mila euro, per ribaltare il risultato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

