Caso Saccuti, assolta in appello la ex moglie dell’economo

21 Febbraio 2021

Tortoreto, in primo grado era stata condannata a un anno e tre mesi per concorso in peculato Per i giudici aquilani la donna non ha commesso il fatto, il Comune si è costituito parte civile

TERAMO. Ci sono le sentenze a scandire fatti che segnano per sempre. Come il caso Saccuti a Tortoreto, l’ex economo del Comune accusato di aver intascato oltre un milione di fondi dell’ente e condannato in appello per peculato, truffa, falso e accesso abusivo al sistema informatico.
Nei giorni scorsi la Corte d’appello ha assolto la ex moglie dell’uomo che in primo grado era stata condannata a un anno e tre mesi per concorso in peculato. Lara Micozzi, assistita dall’avvocato Cristian Santroni, è stata assolta dai giudici aquilani (collegio presieduto da (Aldo Manfredi) per non aver commesso il fatto. Anche in secondo grado il Comune di Tortoreto si è costituito parte civile rappresentato dall’avvocato Gabriele Rapali. «La sentenza impugnata», dice l’avvocato Santroni, «si basava su due assunti principali. Ovvero poichè impiegata dell'allora banca Tercas ove venivano inviati i mandati generati ad opera del Saccuti quale ex dirigente presso il Comune di Tortoreto, perché firmataria di alcuni assegni in ossequio al suo momentaneo ruolo di tesoriere presso l'istituto e perché moglie del Saccuti e quindi "non poteva non sapere"». Nella sua arringa il difensore ha sostenuto l’estraneità ai fatti della donna sottolineando «l’impossibilità per la stessa di poter conoscere la legittimità dei mandati nonchè l’impossibilità di manomettere un sistema informatico bancario oltretutto mai provato dall’accusa». Saccuti è stato indagato, processato e condannato (in Appello) in due procedimenti per peculato, truffa, falso e accesso abusivo al sistema informatico. L’ultimo pronunciamento è quello con cui nel 2018 la corte d’Appello ha confermato la condanna bis. In quell’occasione il collegio dei giudici ha rideterminato la pena che dai cinque anni del primo grado è passata a quattro anni e undici mesi perchè i magistrati hanno stabilito che per il caso di un mandato di pagamento era già stato giudicato anche in secondo grado. Nel 2012 era stato condannato a tre anni (al termine di un rito abbreviato) per reati analoghi perché giudicato colpevole di aver cercato di acquistare un costoso Suv in una concessionaria di auto delle Marche pagandolo con i soldi del Comune. Proprio da quella vicenda nacque la seconda inchiesta della Procura distrettuale antimafia dell’Aquilache aveva scoperto l’esistenza di altre operazioni fatte dall’allora economo del Comune e che facevano sospettare che avesse utilizzato fondi pubblici per spese personali. Anche la giustizia contabile si è espressa sul caso Saccuti. La Corte de Conti ha riconosciuto la responsabilità amministrativo-contabile condannando l’ex ragioniere dell’ente e le due banche che all’epoca dei fatti gestivano il servizio di tesoreria al pagamento, rispettivamente, di 1.240.824,42 euro, 80mila euro e 130mila euro nei confronti del Comune di Tortoreto.
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