Casoli, le polemiche sulla frana aumentano la rabbia degli sfollati

L’avvocato delle famiglie senza casa: «Basta chiacchiere, vogliamo tempi certi per la ricostruzione» Lo sconforto di un cittadino: costretti a pagare l’affitto, ci hanno promesso rimborsi che non arrivano
ATRI. Disperazione e rabbia tra gli sfollati per la frana di Casoli di Atri. Dopo il recente scambio di accuse tra il consigliere regionale Luciano Monticelli, che giorni fa insieme al governatore Luciano D’Alfonso ha annunciato lo stanziamento di fondi per la bonifica dell’area, e il sindaco Gabriele Astolfi, a detta del quale il Comune non sa ancora nulla dei 4,5 milioni di euro necessari per l’intervento, a rimetterci sono sempre loro: i cittadini.
L’avvocato Wania Della Vigna, che rappresenta gli interessi di 13 famiglie costrette ad abbandonare le loro abitazioni dopo la frana di via Piana dello scorso 3 febbraio 2017, sottolinea che «a distanza di oltre un anno dalla tragedia anziani, ragazzi e padri di famiglia con mutui da pagare, non sanno ancora se e quando potranno ricostruire le loro case». Il legale tiene a precisare che a lei e a suoi assistiti non interessano le diatribe elettorali. «Abbiamo problemi reali da risolvere, vogliamo sapere tempi certi modalità e i canali di finanziamento della ricostruzione privata», spiega, «a tutt’oggi non abbiamo ricevuto indicazioni precise e chiare circa le nostre richieste formulate per iscritto ai vari enti». Della Vigna aggunge che «quando si parla di finanziamento vogliamo capire se ci si riferisce ai finanziamenti per opere pubbliche o anche per la ricostruzione privata: insieme ai miei assistiti vogliamo avere un incontro istituzionale per discuterne». Dal giorno della frana che ha coinvolto diverse palazzine, i problemi alle famiglie sono sempre aumentati. Gli sfollati raccontano che tra loro ci sono anziani che piangono per poter tornare a Casoli nelle loro case e madri costrette ad accompagnare le figlie adolescenti in cura da psicologi. In molti poi, dopo l’allontanamento forzato dalle abitazioni, sono stati sballottati da una camere d' albergo all'altra. Alessandro Sorgentone, residente in via Piana 30, nella palazzina che è andata completamente distrutta, lascia trasparire tutto il suo sconforto. «Siamo stati sette mesi in un albergo a Pineto, poi tre mesi ospitati», racconta, «ora siamo in un appartamento a Roseto dove paghiamo l’affitto. La casa che abbiamo lasciato l’ho costruita con mio padre e lo zio negli anni ‘80 con tanti sacrifici. Ci hanno detto che ci avrebbero rimborsato le spese di alloggio, ma per ora nulla: oltre al danno anche la beffa». Sorgentone vive con due anziani a carico di cui una donna di 86 anni malata che ha bisogno di cure continue ed è attaccata al respiratore per l’ossigeno. L’anziana dice di essere sconfortata nell’ascoltare le continue promesse non mantenute. Non ce la fa più a sopportare le sofferenze per essere lontana dalle mura sventrate della casa che le ha tenuto compagnia per oltre 30 anni.
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