Castrogno, chiusa la sezione per ospitare le madri detenute

28 Agosto 2019

Unica in Abruzzo e una delle poche in Italia, ma è inutilizzata dopo l’inaugurazione di quattro anni fa Il direttore: «Aspettiamo le decisioni del ministero». Intanto una donna è reclusa in cella con la figlioletta 

TERAMO. È l’altra faccia del Paese che si dice pronto a scommettere sul nuovo e intanto soffoca nel vecchio tra paradossi e propensione a sollevare cavilli. In mezzo la vita reale scandita dalla cronaca. Come il caso della ragazza nigeriana detenuta con la figlioletta di tre mesi (la vicenda è stata sollevata dai Radicali durante la visita fatta nei giorni di Ferragosto) in un carcere, quello di Teramo, dove esiste una sezione all’avanguardia per madri inaugurata nel 2015 ma attualmente chiusa.
L’ex caserma vigilatrici, senza sbarre alle finestre e con le pareti dipinte da un detenuto, è stata recuperata, trasformata e aperta nell’ottobre di quattro anni con un progetto fortemente voluto dal direttore Stefano Liberatore e sostenuto dal mondo del volontariato: quattro camere da letto per mamme e figli, una sala giochi, una cucina, i paraspigoli colorati ai termosifoni. Tutto quello che serve, anche se sei costretta a stare in un carcere, per respirare aria di casa. Quella di Teramo è l’unica in Abruzzo, una delle poche in Italia, ma oggi è chiusa. «Siamo in attesa di provvedimenti da parte del Dap (il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ndr) in merito alla specifica funzionalità allocativa» dice oggi Liberatore che da vent’anni gira i penitenziari italiani con esperienze a Sulmona, Brescia, Cremona, l’Opera di Milano inseguendo fondi che non ci sono e il sogno di dare dignità ai detenuti. L’amarezza è tanta, ma le polemiche non gli appartengono.
Anche per il Sappe, il sindacato della polizia penitenziaria, la chiusura è un paradosso. «Abbiamo una struttura all’avanguardia creata a suo tempo proprio per ospitare mamme detenute in un ambiente il più possibile familiare ma che in questi anni ha visto arrivare solo tre detenute», dice il segretario provinciale Giuseppe Pallini, «abbiamo saputo che il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha intenzione di chiuderla per sempre per ricavarne altre celle di sicurezza per detenuti». Succede in uno dei penitenziari più sovraffollati della regione (circa 400 reclusi a fronte di una capienza di poco più di 200) con un numero di agenti di polizia penitenziaria ormai sempre più esiguo spesso costretti a saltare riposi e ferie per garantire il servizio. Conclude Pallini: «È veramente un paradosso che una struttura di quel genere recuperata per ospitare mamme detenute e bambini sia chiusa». La legge 62 del 2011 vorrebbe che nessun bambino rimanesse in carcere con la mamma nella prima infanzia e recita «quando imputati siano donna incinta o madre con prole di età non superiore ai sei anni con lei convivente…non può essere disposta né mantenuta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di particolare rilevanza». Ma proprio perché quelle esigenze cautelari qualche volta esistono sono state istituite le sezioni a trattamento attenuato. Nelle intenzioni dei legislatori dovrebbero essere più vicini a un asilo che ad un carcere. A Teramo c’erano riusciti, ma oggi una mamma è in cella con una neonata.
©RIPRODUZIONE RISERVATA