Castrogno, detenuto muore nel sonno

Trovato senza vita in cella marocchino di 41 anni, non ci sarà l’autopsia. Sventato un altro suicido
TERAMO. A dare l’allarme è stato il compagno di cella: i soccorsi sono stati immediati ma per l’uomo non c’era più nulla da fare.
Un detenuto di 41 anni è stato trovato morto nel carcere di Castrogno: gli accertamenti medici hanno stabilito che si sia trattato di una morte naturale, probabilmente un infarto, e il pm di turno non ha ritenuto necessario disporre l’autopsia disponendo la riconsegna della salma ai familiari. Si tratta di un cittadino marocchino che era in carcere per scontare una condanna legata a reati a fondo sessuale: ad agosto avrebbe finito di scontare la pena. Nel carcere teramano era arrivato nel 2022. Secondo una prima ricostruzione dei fatti il compagno di cella non avendolo visto alzarsi sarebbe andato a svegliarlo facendo la drammatica scoperta. Immediata la richiesta di aiuto con gli agenti di polizia penitenziaria che sono subito intervenuti chiamando i soccorsi.
E sempre nella giornata di ieri un detenuto che ha tentato il suicidio con un pezzo di stoffa dell’accappatoio è stato salvato dall’intervento immediato di un agente di polizia penitenziaria.
Il penitenziario, uno dei più sovraffollati di tutta la regione, è una continua emergenza in cui agenti e detenuti convivono da anni e che, nonostante i ripetuti appelli alle autorità, tale resta. Questi i numeri: una media di 400 reclusi (di cui molti malati psichiatrici) a fronte di una capienza della metà, 144 agenti in servizio a fronte dei 218 previsti con un arretrato di 12mila giorni di ferie e con un presente di 50mila ore di straordinario ogni anno. Nei giorni scorsi, proprio per tornare a denunciare le gravi carenze anche sotto il profilo della sicurezza, i sindacati hanno organizzato un presidio che si è svolto davanti all’istituto penitenziario. Da tempo, inoltre, i sindacati chiedono l’intervento delle istituzioni, a cominciare dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.(d.p.)
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