Castrum, l’appello: «Ci sono le prove di accordi corruttivi»

5 Agosto 2023

Così i giudici di secondo grado su Mastropietro e Scarafoni Accuse cadute sui casi di ex ospedaletto e Lido delle Palme 

TERAMO. Le motivazioni della sentenza del processo di appello su una delle inchieste per corruzione più complesse mai portate avanti nel Teramano mettono nero su bianco verità giudiziarie che in generale confermano l’impianto accusatorio ma nel particolare ne abbattono due colonne portanti: l’appalto per la messa in sicurezza dei lavori all’ex ospedaletto di corso Porta Romana a Teramo e la lottizzazione del Lido delle Palme a Giulianova.
I giudici di secondo grado ad aprile hanno in parte riformato la sentenza di primo grado riducendo da cinque anni a quattro e due mesi le condanne per l’ex dirigente (ora sospesa) del Comune di Giulianova Maria Angela Mastropietro, il marito, l’imprenditore Stefano Di Filippo, i due fratelli imprenditori Massimiliano e Andrea Scarafoni.
Assolti con la formula più ampia del fatto non sussiste Ennio Di Saverio nella sua veste, all’epoca dei fatti contestati, di presidente del consorzio lido delle Palme di Giulianova e Carmine Zippilli, all’epoca dei fatti dirigente tecnico della Asl finito a processo per la vicenda dell’appalto di messa in sicurezza dell’ex ospedaletto di corso Porta Romana. Per il lido delle Palme e l’ex ospedaletto assolti anche Mastropietro, Di Filippo e gli Scarafoni (da qui la rideterminazione della pena). Assoluzione confermata per Filippo Di Giambattista, all’epoca dei fatti presidente della Giulianova Patrimonio.
La Procura (inchiesta portata avanti dai pm Luca Sciarretta, ora a Pescara, e Andrea De Feis, ora a Bologna) aveva individuato nella Mastropietro, all’epoca dei fatti dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova, il dominus di un presunto sistema di appalti e mazzette, pronta a favorire privati nella sua veste di dirigente – ha sempre sostenuto l’accusa – in cambio di consulenze o lavori all’impresa edile Rima del marito Stefano Di Filippo. Fatti che, secondo la ricostruzione della Procura, sarebbero avvenuti tra il 2013 e il 2016.
Nelle 142 pagine di motivazioni i magistrati di secondo grado (collegio presieduto da Aldo Manfredi, a latere Armando De Aloysio e Alfonso Grimaldi, entrambi estensori) scrivono: «Le utilità offerte dai fratelli Scarafoni non sono state rifiutate dai coniugi Di Filippo-Mastropietro, ma sono state accettate e, quindi, tale comportamento concludente ha reso visibile l’accordo corruttivo raggiunto i cui termini non sono incerti ma sin troppo chiari».
Sulla questione del consorzio Lido delle Palme, invece, i giudici scrivono: «Quanto alla presunta ed anomala celerità dell’azione amministrativa ad opera della Mastropietro, si tratta di considerazione del tutto infondata, bastando osservare che si trattava di questione di interesse strategico anche per la città che da anni attendeva la sua definizione, per cui non vi è nulla di anomalo nel fatto che vi sia stata particolare solerzia da parte di tutti gli organi comunali coinvolti e non solo da parte della Mastropietro. Non si ravvisano pertanto specifici atti amministrativi illegittimi o di favoritismo che possano essere stati la contropartita dei vantaggi ottenuti dal pubblico ufficiale». Per quanto riguarda l’ex ospedaletto i giudici definiscono «la corretta qualificazione del contratto di appalto stipulato come contratto “ a corpo” il quale – stando anche a quanto rilevato in sede di consulenze – prevede una identificazione dei lavori e rispettivi importi da liquidare con i Sal in modo differenziato dai contratti cosiddetti a misura. Alla luce di dette considerazioni, a fronte dell’esclusione – da parte del tribunale – di incongruenze significative tra quanto realizzato e quanto liquidato in Sal, la Procura non ha proposto una lettura alternativa della vicenda come l’unica effettivamente possibile, delineando esclusivamente un’interpretazione ulteriore, già smentita dal tribunale con argomenti condivisibili».
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