Castrum, le difese pronte a fare ricorso

Dopo le sette condanne, si annuncia battaglia in appello. Sì al risarcimento danni al Comune di Giulianova, no alla Asl
TERAMO. Il giorno dopo le condanne di primo grado per la vicenda Castrum, le difese affilano le armi e annunciano ricorso in Appello. Perché è evidente come nella complessa e sfaccettata inchiesta (indagini del nucleo di polizia economico finanziaria della Finanza) sul presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova la sentenza di primo grado sia solo una tappa. Sarà nelle motivazioni, attese tra 90 giorni, che il collegio presieduto dal giudice Franco Tetto (a latere Sergio Umbriano e Carla Fazzini con Tetto nel suo ultimo processo a Teramo perché da qualche mese in servizio a Pesaro) spiegherà il perché delle condanne: 5 anni a Maria Angela Mastropietro, dirigente del settore urbanistica del Comune di Giulianova (ora sospesa); 5 anni al marito Stefano Di Filippo, imprenditore edile; 5 anni e 6 mesi ciascuno ai fratelli imprenditori Massimiliano e Andrea Scarafoni; 1 anno e 8 mesi a Carmine Zippilli, dirigente tecnico della Asl; 1 anno e 2 mesi per Ennio Di Saverio, nella sua veste di ex presidente del consorzio Lido delle Palme; 8 mesi al geometra Guerino Di Saverio. Differenziazione per il riconoscimento dei danni alle parti civili: sì al Comune di Giulianova, no alla Asl per la vicenda dell’appalto dei lavori di messa in sicurezza dell’ex ospedaletto.
In attesa delle motivazioni appare evidente già dal particolareggiato dispositivo come l’impianto della Procura (pm Luca Sciarretta e Andrea De Feis) abbia tenuto con la Pubblica accusa decisa a dimostrare l’esistenza di un sistema di appalti e mazzette a capo del quale c’era la Mastropietro che nella sua veste di dirigente avrebbe favorito privati in cambio di lavori assegnati all’impresa edile Rima del marito Di Filippo. «Accordi corruttivi» li hanno definiti i pm nella lunghissima requisitoria; «solo ipotesi e suggestioni» hanno replicato le difese in tre giorni di arringhe. «Accordi» che la Procura ha circoscritto in vari episodi tra cui, in particolare, il caso della lottizzazione del Lido delle Palme e dell’ex ospedaletto di corso Porta Romana. Discorso a parte merita la vicenda della costruzione dell’abitazione e dello smaltimento dell’acqua di cantiere dell’ex assessore comunale Nello Di Giacinto con il coinvolgimento dell’ex presidente della Giulianova Patrimonio Filippo Di Giambattista. I due sono stati assolti dalle accuse contestate tranne per questo episodio per cui il collegio, con una circostanziata ordinanza, ha rinviato gli atti alla Procura per riqualificare l’accusa nei fatti configurando un reato di abuso e non un accordo corruttivo. Dice l’avvocato Cataldo Mariano (difensore di Guerino Di Saverio): «Un plauso al tribunale nella sua veste di presidente e giudici a latere per la saggezza e la competenza con cui hanno condotto il processo».(d.p.)
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