Castrum, si annuncia battaglia in appello

L’avvocato Mariano: «Il geometra Di Saverio estraneo ad ogni ipotesi di corruzione»
TERAMO. Tengono ancora banco le reazioni dopo la sentenza Castrum con sette condannati (in primo grado) per un presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova tra cui la ex dirigente del Comune Maria Angela Mastropietro, il marito Stefano Di Filippo (entrambi a cinque anni) e gli imprenditori Massimiliano e Andrea Scarafoni (entrambi a cinque anni e sei mesi).
Tra gli imputati il geometra Guerino Di Saverio è stato condannato ad otto mesi. Dice il suo avvocato Cataldo Mariano: «Il tribunale lo ha ritenuto estraneo ad ogni ipotesi di corruzione e di concussione in concorso con la Mastropietro e con il Di Filippo e lo ha mandato assolto perché i fatti contestati non sussistono. Deve rispondere esclusivamente di una dichiarazione di piccoli lavori di ristrutturazione edilizia, tramezzi, asseritamente effettuata in data falsa. Per questo e solo per questo farà appello, convinto della erroneità in cui è incorso il tribunale».
E preannunciano ricorso in Corte d’ appello anche tutte le altre difese. Perché è evidente come nella complessa e sfaccettata vicenda del presunto giro di appalti e mazzette a Giulianova la sentenza di primo grado sia solo una tappa. Ma in attesa delle motivazioni appare evidente già dal particolareggiato dispositivo del collegio (presidente Franco Tetto, a latere Sergio Umbriano e Carla Fazzini) come l’impianto della Procura abbia tenuto, con la pubblica accusa decisa a dimostrare l’esistenza di un sistema di appalti e mazzette a capo del quale c’era la Mastropietro che nella sua veste di dirigente avrebbe favorito privati in cambio di lavori assegnati all’impresa edile Rima del marito Di Filippo.(d.p.)
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