Cave Canem, salvi i 15 posti di lavoro Accordo sul debito

28 Settembre 2019

Campli, ritirato il pignoramento che bloccava gli stipendi dopo l’intesa fra Istituto diocesano del clero e azienda 

CAMPLI. Salvi i 15 posti alla Cave Canem di Campli. L’azienda, altrimenti detta Inerti Ferretti, deve pagare gli arretrati dell’affitto di un terreno all’Istituto diocesano sostentamento clero (Idsc), il quale ha pignorato i pagamenti in entrata alla ditta per 250mila euro. Quest’ultima dunque non aveva più liquidità e non poteva pagare i 15 operai, che rischiavano il licenziamento. Invece ieri in un comunicato congiunto l’Idsc e la Cave Canem hanno annunciato che in un incontro in prefettura alla presenza del vicario prefettizio Edoardo D’Alascio, del sindaco di Campli Federico Agostinelli, e del sindacalista Filca Cisl Giancarlo De Sanctis « è stato infatti sottoscritto un accordo transattivo con reciproca soddisfazione delle parti».
L’Idsc e la Cave Canem ritengono che «la volontà positiva esplicitata nel corso delle trattative e ratificata con l’accordo odierno possa garantire la puntuale esecuzione degli impegni assunti a tutela dei rispettivi interessi, con particolare riguardo ai lavoratori dell’azienda e alle loro famiglie». Nella nota non viene specificato ma la Cave Canem si è impegnata a versare a rate in cinque anni una somma su cui viene mantenuto il riserbo, ma molto superiore all’entità del pignoramento.
De Sanctis dal canto suo è soddisfatto che «l’enorme lavoro di mediazione fatto dalla Filca Cisl, in rappresentanza dei lavoratori, abbia condotto le parti a una soluzione. Tutto ciò è stato possibile grazie all’apertura del tavolo di concertazione in prefettura, richiesto dalla Filca, nel quale siamo stati convocati insieme all’azienda. In questa sede la rappresentante legale della Cave Canem ha confermato la ferma volontà nel portare avanti la propria attività e quindi il mantenimento dei posti di lavoro». La Filca ringrazia tutti quelli che hanno partecipato al tavolo e il vescovo «per essere stato disponibile ad ascoltare le nostre richieste e per gli auspici conseguenti. Quando l’obiettivo è il bene comune e non quello di parte, quando si guarda prima al lavoro, ai lavoratori e alle loro famiglie, più che agli interessi economici, allora una soluzione è sempre possibile». (a.f.)
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