Cellulari a scuola, i presidi: «È vietato usarli in classe»

22 Ottobre 2022

In molti istituti superiori ormai da tempo i docenti li fanno lasciare in scatole Di Giampaolo (liceo Delfico-Montauti): «Richiami ai ragazzi se li utilizzano»

TERAMO. No all’uso del cellulare in classe, salvo utilizzi sporadici per fini didattici, e, anche in questi casi, meglio prediligere gli altri strumenti digitali - come lim, touch screen, tablet, computer e pc portatili - di cui le scuole si sono dotate negli ultimi anni. Questa é la posizione di diversi dirigenti scolastici di istituti comprensivi e scuole superiori. «Secondo il regolamento il cellulare si può usare solo per ragioni didattiche, se richiesto dall’insegnante», dice Loredana Di Giampaolo, preside del liceo Delfico-Montauti, «alcuni docenti lo fanno depositare in una scatola. Non ci sono sanzioni severissime ma i ragazzi vengono richiamati se lo usano quando non consentito. È questione di maturità e rispetto delle regole. Abbiamo vissuto due anni di didattica digitale, abbiamo messo le Lim nelle aule dotandoci di molti nuovi strumenti. Oggi non si può fare più a meno della tecnologia, ma, come in tutte le cose, occorre la giusta misura».
Per Caterina Provvisiero, dirigente del Di Poppa-Rozzi e del Pascal-Comi-Forti, a fronte di un uso smodato del cellulare, si deve far ricorso al regolamento d’istituto e a sanzioni disciplinari, se le regole non sono rispettate. «Nella dad il telefonino era spesso necessario ma oggi i ragazzi lo utilizzano troppo in presenza ed è fonte continua di distrazione», dice la preside, «aualche furbetto potrebbe pensare di utilizzarlo anche nel compito in classe. Gli studenti devono capire che resta un'opportunità, uno strumento che può servire nella didattica ma devono essere bravi a non rimanerne dipendenti quando va tolto. Per questo serve la collaborazione delle famiglie».
Nell’Ic "Falcone e Borsellino", quest’anno non sono emersi casi di un uso smodato del cellulare da parte dei ragazzi. «Penso che abbia contribuito il percorso di educazione alle “life skills”, sulla tematica “Adolescenti e virtuale”, fatto l’anno scorso in collaborazione con la Diocesi, l'Usp e la Asl, con cui abbiamo gettato le basi per una riflessione strutturata e condivisa tra genitori, alunni e personale scolastico», dice la preside Maria Letizia Fatigati, «in ogni caso, il regolamento vieta a lezione l'uso dei cellulari, che vengono depositati in apposite cassette. Per la didattica abbiamo touch screen, un pc d'aula, oltre a tablet o portatili». Il preside del Convitto Delfico, Adriano Trentacarlini, ha notato che gli studenti delle superiori tendono ad usare di piú i cellulari durante la ricreazione, fermandosi spesso a controllare notifiche e messaggi, mentre i ragazzi delle medie sembrano legati meno al loro utilizzo, preferendo chiacchierare e socializzare nei momenti di pausa. «La scuola, in quanto comunità educante, può aiutare i ragazzi a comprendere che il cellulare va usato in determinati contesti e in altri no», dice il dirigente, «da quest’anno abbiamo introdotto formalmente il divieto di usarli a scuola, se non per fini didattici, a discrezione del docente che può decidere anche di farli depositare in una scatola per la durata di un compito in classe». Regole simili anche nell’istituto Savini-San Giuseppe-San Giorgio, dove non è consentito l’uso dall’ingresso a scuola fino all’uscita, salvo che per attività didattiche. «In ogni aula c’è una scatola sulla cattedra, a vista del ragazzo, che deposita lì il suo dispositivo, assolutamente spento», dice la preside Adriana Sigismondi, «per la didattica abbiamo anche i tablet. Con il cellulare il problema non è quello di telefonare, ma il fatto che spesso si ignora l’utilizzo che ne fanno i ragazzi, soprattutto sui social».
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