«Centrale della Cona, ci pensi la Provincia»

16 Marzo 2018

Il presidente del comitato di quartiere: «Il progetto va tolto al Comune perché è inadempiente»

TERAMO. «Il progetto del trasferimento della centrale Enel della Cona va tolto al Comune e affidato alla Provincia». Ad affermarlo è il presidente del comitato di quartiere della zona Domenico Bucciarelli secondo cui questa è la mossa estrema necessaria per evitare che l’intervento resti sommerso dalle lentezze burocratiche dell’ente chiamato a gestire la procedura e si perdano i 9,5 milioni disponibili per realizzarlo. Sul banco degli imputati c’è, in particolare, l’ufficio tecnico dell’ente, che non avrebbe dato seguito agli adempimenti per rendere operativa l’intesa con Regione, Enel, Terna e istituto zooprofilattico per tradurre in pratica il trasloco dell’impianto atteso da oltre vent’anni dai cittadini della Cona. «Il Comune è stato designato come attuatore del progetto», spiega Bucciarell, «e deve mettere a punto una convenzione che però, a mesi di distanza dalla firma dell’accordo, non è stata ancora predisposta». L’inadempienza comporta il rischio che Enel e Terna, ritirino la disponibilità manifestata a sborsare rispettivamente 3 e 4 milioni, e di fatto impedisce alla Regione di stanziare i 2,5 milioni che ha destinato all’opera tramite il Masterplan. Per questo Bucciarelli invoca l’avvicendamento con la Provincia. «Quest’ultima è disposta a subentrare», fa sapere, «e a portare a termine la procedura per la realizzazione dell’opera». Lo spostamento della centrale, a detta del presidente, non è l’unico progetto arenato in Comune per le mancanze del settore Lavori pubblici e del suo dirigente. A rischio ci sono anche i 2,2 milioni di euro residui dalla mancata attuazione del contratto di quartiere che potrebbero essere destinati a interventi di manutenzione viaria di cui, però, mancano i progetti preliminari. «Li abbiamo forniti noi all’ente indicando anche la ripartizione dei costi», fa sapere Bucciarelli, «ma non sono stati presi in considerazione». Senza un impegno di spesa da parte del Comune, dunque, i soldi torneranno al ministero delle Infrastrutture che li aveva erogati nel 2007.
La situazione non è migliore in altri quartieri come quello di Santa Maria a Bitetto. «Il degrado e l’incuria per la mancanza d’interventi è tale», spiega una Stefania Di Padova, rappresentante dei cittadini della zona, «che pur essendo in pieno centro le nostre strade sembrano quelle di un’estrema periferia». Buche, illuminazione carente e sporcizia si sommano allo stato di abbandono di edifici di proprietà comunale come l’ex mercato coperto per il quale potrebbero andare persi i 4,6 milioni europei destinati a ristrutturarlo. A sostenere le istanze dei cittadini è il coordinamento dei comitati di quartieri e frazioni. «Si tratta di questioni annose che non possono restare irrisolte», spiega il presidente Giuliano Lucenti, che evidenzia anche la proposta condivisa dalla sua organizzazione di chiedere il referendum sul recupero del teatro romano. «La cittandanza», conclude, «deve partecipare». (g.d.m.)
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