Centro di fecondazione della Asl il dissequestro è confermato

5 Giugno 2014

TERAMO. Ci sono voluti due anni di ricorsi e controricorsi, con tanto di pronunciamento della Cassazione, per scrivere la parola definitiva sul sequestro del centro di fecondazione assistita della...

TERAMO. Ci sono voluti due anni di ricorsi e controricorsi, con tanto di pronunciamento della Cassazione, per scrivere la parola definitiva sul sequestro del centro di fecondazione assistita della Asl: il tribunale del Riesame, che è tornato ad esaminare il caso dopo il pronunciamento dei giudici della Suprema Corte, ha stabilito che il centro poteva essere dissequestrato nel novembre del 2012 perchè non esisteva (e non esiste) nessun pericolo di reiterazione del reato in quanto la struttura non è mai tornata a funzionare. Il provvedimento del Riesame (presidente del collegio Flavio Conciatori, a latere Franco Tetto) è stato depositato qualche giorno fa. A luglio la Cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento con cui, nel novembre 2012, il tribunale del Riesame aveva dissequestrato il centro. Il dissequestro era stato disposto per la mancanza del cosiddetto “periculum in mora” – la possibilità di reiterazione del reato – in quanto nel settembre 2012 il medico responsabile del servizio aveva deciso e comunicato alla Asl la sospensione temporanea dell’attività inerente la procreazione medicalmente assistita. La procura è andata in Cassazione sostenendo che il provvedimento, arrivato dopo l’intervento dei carabinieri nel reparto, aveva per oggetto solo una parte delle terapie e non era stato in alcun modo stabilizzato dall’intervento degli organi di controllo e gestione della Asl. La Cassazione ha accolto il ricorso rinviando il caso all’esame del tribunale del Riesame. Intanto la procura ha firmato la citazione diretta a giudizio per l’ex direttore generale della Asl Giustino Varrassi, il direttore sanitario Camillo Antelli, il direttore medico del presidio ospedaliero Gabriella Palmeri, il direttore del dipartimento materno infantile Goffredo Magnanimi e il responsabile dell’unità operativa semplice dipartimentale di fisiopatologia della riproduzione Francesco Ciarrocchi. Il pm Davide Rosati contesta a tutti, in concorso, la violazione del Testo unico delle leggi sanitarie. «Perchè», si legge nel decreto di citazione, «attivavano un ambulatorio specialistico- centro per la fecondazione medicalmente assistita, senza che la struttura fosse in possesso della prescritta autorizzazione, di cui alle richiamate norme e della legge 40, delle deliberazioni della giunta della regione Abruzzo numero 591 e del commissario ad acta numero 36».(d.p.)

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