Centro e colline le zone più vulnerabili

30 Luglio 2019

Il sindaco: «Il documento è fondamentale per una corretta pianificazione urbanistica e per una reale prevenzione»

TERAMO. Un territorio estremamente articolato dal punto di vista geologico, con una pericolosità medio alta che può essere aumentata o diminuita in base all’effetto di sito (e quindi all’amplificazione locale delle onde sismiche) e che vede tra le zone più vulnerabili il centro storico, o almeno una parte, e le zone collinari. È quanto emerge dallo studio di microzonazione sismica di terzo livello realizzato per il Comune di Teramo dal geologo Matteo Collareda e presentato ieri mattina nei locali dell’Arca alla presenza di numerosi rappresentanti degli ordini professionali interessati.
Lo studio, che si è basato anche su alcune simulazioni di evento sismico, ha permesso di ricavare i fattori di amplificazione delle onde sismiche e di redarre, sulla base di questi ultimi, delle mappe sulla pericolosità delle varie zone. Anche se il geologo Collareda, nell’esporre i risultati dello studio, ha tenuto più volte a sottolineare come il rischio sismico non sia determinato solo dal contesto geologico del sito ma anche dalla vulnerabilità delle strutture, e quindi dal tipo di costruzioni, e dalla possibilità che in un sito si possano generare o meno i cosiddetti “fenomeni sismoindotti” e come, «se si costruisce bene», si può costruire ovunque. «Il comune di Teramo, dal punto di vista geologico, si è presentato estremamente articolato e ricco di situazioni geologiche particolari», ha sottolineato Collareda, «ed è chiaro che questo si ripercuote sull’amplificabilità del segnale. Teramo sorge in parte sulla formazione della Laga e in parte su quella del Vomano, e ci sono ad esempio contesti geologici in cui abbiamo le ghiaie che si sovrappongo al substrato, che creano delle forti amplificazioni sismiche, a differenza di zone dove il substrasto roccioso è più affiorante e quindi dove l’amplificaizone è meno violenta». In questo senso anche la vicinanza o meno all’epicentro di un terremoto non è direttamente legato all’entità dei danni. Perché a fare la differenza sono gli effetti di sito. E a Teramo le zone più sensibili sono proprio quelle del centro, con la sorpresa dell’area dell’Ipogeo dove l’accelerazione delle onde è quasi pari a zero, e quelle collinari. «Le zone dove l’amplificazione sismica è maggiore sono sicuramente localizzate nella fascia delle colline, dove la copertura gioca un ruolo rilevante al di sopra del substrato geologico, e le zone dove le ghiaie, come quelle del terrazzo centrale del comune Teramo, che appoggiano sopra un substrato geologico più massiccio, possono creare delle accelerazioni», ha concluso Collareda, «mentre le zone meno amplificabili sono quelle dove non abbiamo forti contrasti di rigidità, come la zona industriale ad est di Teramo». Soddisfazione per la redazione dello studio è stata espressa dall’assessore ai lavori pubblici Stefania Di Padova e dal sindaco Gianguido D’Alberto, che hanno sottolineato come quest’ultimo sia uno strumento fondamentale per la pianificazione urbanistica e per la progettazione e adeguamento degli edifici. «Questo studio ci consente di fare una vera prevenzione sismica», ha commentato il primo cittadino, «ed è fondamentale per la localizzazione delle strutture strategiche così come per i piani di emergenza».
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