Cgil e Cisl: «Serve un tavolo sui problemi della nostra sanità»

TERAMO. La Cisl e la Cgil chiedono a Gianguido D’Alberto, in qualità di presidente del comitato ristretto dei sindaci per richiedere un incontro urgente sulla sanità teramana. Le due organizzazioni...
TERAMO. La Cisl e la Cgil chiedono a Gianguido D’Alberto, in qualità di presidente del comitato ristretto dei sindaci per richiedere un incontro urgente sulla sanità teramana. Le due organizzazioni sindacali chiedono di avviare un confronto «sullo stato e sulle necessità della sanità locale, in una logica di reciproco ascolto, ma con il chiaro obiettivo di far emergere e definire le soluzioni e le scelte migliori per la sanità teramana. Il primo intento è quello di garantire al più presto la possibilità di ragionare dei tanti bisogni insoluti e delle soluzioni da adottare per attenuare i disagi dei cittadini, attraverso interventi che siano sempre più in grado di aggiornare, modernizzare, ottimizzare le strutture ed i servizi attualmente a disposizione».
La richiesta scaturisce dall’iniziativa pubblica organizzata da Cisl e Cgil l’11 novembre: gli attori intervenuti hanno sollecitato la creazione di un tavolo tematico per un confronto diretto ove far emergere le soluzioni e le scelte migliori per la sanità teramana. «I problemi insoluti sono tanti», osservano i segretario Giovanni Timoteo (Cgil) e Fabio Benintendi (Cisl) «e vanno dai ripetuti ritardi delle prestazioni da garantire all’utenza, alle inefficienze che quotidianamente subiscono tutti i cittadini, dalla continua riduzione dei servizi e prestazioni sul territorio, che inevitabilmente si scaricano sugli ospedali sempre più incapaci di garantire perfino l’ordinario, alla cronica mancanza di personale sanitario che mette in crisi l’intera rete ospedaliera. Tutti questi problemi non fanno altro che far percepire alla gente un elevato grado di inadeguatezza della sanità pubblica in general, nonché generare un impressionante flusso di mobilità passiva che impoverisce le già magre casse pubbliche, depaupera l’intero territorio e costringe, addirittura, la gente a scegliere se curarsi o continuare a soddisfare i propri bisogni primari più impellenti. A questo punto non si può più rinviare un condiviso nuovo progetto che porti ad un rapido aggiornamento e ad una modernizzazione di tutte le strutture operanti sul territorio, all’attuazione di nuovi, efficienti e efficaci servizi sanitari che diano risposte alle tante esigenze della collettività».

