Cgil e Federconsumatori: «Il Ruzzo non funziona e a pagare è il cittadino»

Il sindacato chiede all’assemblea dei sindaci di risolvere i problemi «Troppi affidamenti a esterni, così la società ha ridotto i servizi»
TERAMO. Le bollette pazze sarebbero solo la punta dell'iceberg di un sistema gestionale, quello della Ruzzo Reti, che non funziona a dovere, preda di un meccanismo di esternalizzazioni e privatizzazioni che nel tempo ha portato a una drastica riduzione dei servizi con tante conseguenze. La più evidente, perché tocca le tasche di tutti, è rappresentata dalle bollette salate. È questo il quadro evidenziato ieri da Cgil e Federconsumatori nel corso di una conferenza stampa. Situazione che, a detta del sindacato, non può essere sintetizzata o semplificata nell'allarme legato alle bollette esose, ma necessita di un ragionamento più ampio. Perciò la Cgil suona la sveglia all'assemblea dei sindaci affinché si impegni ad aprire un tavolo di confronto: «Non ci interessano le polemiche. Dobbiamo risolvere i problemi che arrivano da lontano, da un processo di esternalizzazione progressiva che ha reso precario il lavoro», ha detto il segretario provinciale Giovanni Timoteo, «ci chiediamo se la Ruzzo stia rispondendo a quella che è la sua mission. Crediamo di no. Si sta trasformando in una stazione appaltante. È necessario aprire una discussione seria e devono farlo i sindaci: sono loro i proprietari della Ruzzo Reti e ci auguriamo che loro sappiano raccogliere questo nostro appello», ha concluso Timoteo.
Il tema del precariato all'interno del Ruzzo è stato snocciolato dal segretario Filctem Giampiero Dozzi: sono 97 i lavoratori somministrati, 183 i dipendenti. «I precari hanno avuto una riduzione a 30 ore settimanali. Si comprende come sia inevitabile la riduzione dei servizi. Dall'altro lato il servizio di elaborazione del bilancio, la bollettazione e fatturazione, front office e altri sono stati esternalizzati. Emerge come il sistema di privatizzazione non funzioni», ha sottolineato Dozzi.
Sul fronte bollette è intervenuta Federconsumatori, che sta assistendo centinaia di teramani: «La mancata lettura dei contatori dell'acqua, che deve essere fatta almeno due volte l'anno, fa finire in bolletta consumi presunti e non effettivi causando questo caos: somme prescritte sono state addebitate agli utenti senza alcun riferimento specifico. Potevano essere fatte due bollette diverse, o comunque la cifra prescritta andava specificata. Così come la Ruzzo avrebbe potuto informare nel momento dell'invio che vi era la possibilità di eccepire la prescrizione e dunque non pagare. Ma questo non è stato fatto», ha spiegato il presidente Dante Di Carlo, che il prossimo 12 aprile in un incontro formale con il Ruzzo porterà questa e altre questioni all'attenzione dei vertici societari.
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