Chalet abusivo sul mare Il Comune ha le mani legate

11 Novembre 2017

Roseto, non può essere tolto perché è ancora sotto sequestro giudiziario Il vice sindaco Tacchetti: «Il tribunale non ha autorizzato lo spostamento»

ROSETO . Uno chalet di legno costruito sull’acqua a Cologna spiaggia, con i pali di sostegno corrosi dalla salsedine. È l’immagine di uno scempio, già denunciato dalle associazioni ambientaliste, finito sotto sequestro un anno fa per occupazione abusiva del suolo demaniale. Oggi è ancora lì, sulla riva del mare, e per il momento, non può essere toccato, perché il provvedimento di sequestro impedisce all’amministrazione di intervenire. Lo stabilimento sarebbe stato costruito in base a una cartografia non aggiornata, che pertanto non avrebbe tenuto conto dell'erosione che ha ridotto la spiaggia. Un elemento di valutazione che è andato quindi ad annullare la precedente, secondo cui il piccolo chalet di legno avrebbe potuto essere realizzato perché in possesso di una concessione demaniale rilasciata dagli organi competenti, ossia l'ufficio lavori pubblici del Comune di Roseto e la soprintendenza ai beni ambientali. A questo bisognava aggiungere il carattere di mobilità della struttura, in quanto si tratta di uno stabilimento non fisso, da rimuovere al termine della stagione estiva. La scorsa estate il dirigente ai lavori pubblici del Comune di Roseto Marco Scorrano aveva richiesto lo spostamento del manufatto per ripristinare lo stato dei luoghi, ma non è stato autorizzato perché, appunto, è sotto sequestro. Già nel 2016 il vicesindaco Simone Tacchetti, insieme alla capitaneria di porto e i vigili urbani, andò sulla spiaggia per verificare lo stato della struttura e si constatò che lo chalet, lì, non poteva stare, ed è partito l’iter per la rimozione e lo smantellamento da parte degli uffici dello stabilimento. Il proprietario, in seguito, fece ricorso al Tar, che però diede la sospensiva, e arrivò il sequestro. I problemi per lo chalet sul mare, però, erano sorti già nel momento in cui è stata posata la prima pietra dopo l'allarme lanciato dal Wwf di Teramo, i cui responsabili effettuarono un sopralluogo sul posto dietro segnalazioni di alcuni cittadini. «Io ho proposto di toglierlo provvisoriamente, anche se sequestrato», dice Tacchetti, «e di spostarlo o in un terreno di proprietà del titolare oppure in un terreno di proprietà comunale in attesa di capire il da farsi, e nel frattempo ripristinare lo stato dei luoghi, ma il tribunale non ha autorizzato lo spostamento». Nella scorsa stagione estiva molti turisti si sono lamentati, ma sta di fatto che lo chalet è ancora lì e il Comune per il momento non può fare nulla.
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