Chiarini lascia, Brucchi sempre più solo

Il sindaco “congela” l’addio del tecnico voluto alla cultura ma la sua tenuta è in bilico. E oggi un consiglio delicato
TERAMO. “Tormenti”. Se fosse una fiction di quelle che imperversano nei pomeriggi televisivi, non ci sarebbe titolo migliore per descrivere le vicissitudini della seconda amministrazione guidata dal sindaco Maurizio Brucchi. Le dimissioni, dapprima irrevocabili e poi “congelate”, dell’assessore alla cultura Marco Chiarini arricchiscono di un nuovo colpo di scena, più o meno intuibile alla vigilia, la trama di una consiliatura nata sotto una cattiva stella e che rischia di finire male. Dal tribolato concepimento della giunta subito dopo la vittoria al ballottaggio, passando per una verifica senza esito in pieno inverno e un rimpasto estivo che ha ridimensionato la maggioranza, l’ultimo capitolo scritto ieri da Chiarini e dal sindaco non fa che confermare la difficoltà del momento politico del centrodestra cittadino, aggiungendo confusione e incertezza a un contesto già precario.
Gli effetti si sentiranno già oggi in consiglio comunale. Nella seduta in programma alle 9, di per sé delicata perché incentrata su una variazione di bilancio non banale e su un documento di programmazione fino al 2019 che richiederà l’avallo di una maggioranza in perenne fibrillazione, non passeranno inosservate le considerazioni di Chiarini sull’opprimente “meccanismo amministrativo” e sull’inconcepibile clima interno alla coalizione che lo hanno spinto a fare un passo indietro appena quattro mesi dopo la nomina ad assessore tecnico, slegato da partiti e liste civiche, ma espressione diretta del sindaco.
Brucchi c’ha messo una pezza: ha convocato d’urgenza l’assessore, che dopo l’invio delle dimissioni ieri mattina di buon’ora era tornato al lavoro nell’Ipogeo di piazza Garibaldi per sgomberarlo dalle attrezzature usate durante gli Stati generali della cultura conclusi sabato, inducendolo quanto meno ad accettare il congelamento della situazione per i prossimi tre giorni. Il buco, in una tela già sbrindellata, però resta e il “supplemento di riflessione” sollecitato dal sindaco e che coinvolgerà giunta e maggioranza potrebbe riproporre un copione, fatto di incontri serali e dichiarazioni notturne, rimesso in scena troppe volte negli ultimi due anni e mezzo. Chiarini, da regista più avvezzo alle trame dei film che a quelle del potere, non ha retto al gioco spesso feroce della politica. Con lui cadrà, se le dimissioni saranno confermate, un cardine del nuovo corso che Brucchi intendeva imprimere all’amministrazione con il rimpasto di giunta varato a giugno: una maggioranza numericamente ridotta rispetto alla precedente ma più compatta.
Nella sua lettera di commiato Chiarini evidenzia tutt’altra situazione e a farlo ricredere, se la riflessione dei prossimi giorni avrà avuto un senso, dovranno essere proprio gli alleati. Una bocciatura definitiva colpirebbe l’unico assessore di diretta emanazione del sindaco e aprirebbe nuovi e più pesanti interrogativi sul futuro – già in dubbio – del suo mandato.
Gennaro Della Monica
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