Chiede una ricetta e scopre di essere morto

27 Giugno 2017

Il suo nome finisce al posto di quello del fratello deceduto: ora ha il conto corrente bloccato e l’Inps vuole indietro la pensione 

CAMPLI. Basta un click e ti fanno il funerale. E.T. ,60enne di Campli, per lo Stato risultava morto da tre anni. Invece è vivo e vegeto anche se non in perfetta salute. Ed è proprio per la salute che ha scoperto di essere vittima di un incredibile errore burocratico. All’uomo, infatti, i medici gli avevano prescritto dei farmaci salvavita. Per questo motivo, qualche giorno fa era andato dal medico di famiglia per farsi fare la ricetta. Impietoso, il computer segnalava che E.T. risultava trapassato per cui i farmaci necessari a preservagli la vita non potevano essere più prescritti. Impotente, il medico ha dovuto ragguagliare il suo paziente al quale non ha potuto risolvere la cosa. Semplicemente perché il computer non si può “forzare”, i codici a barre non si possono taroccare, il codice fiscale è immodificabile per cui il programma non elabora la ricetta; quindi, non la fa stampare non essendo più possibile scriverla a pena sul ricettario rosso. Stupito e giustamente adirato, il 60enne ha chiesto spiegazioni. Ma non è tutto. L’altra sorpresa l’ha avuta in banca. Il “morto” ambulante si era recato al proprio istituto di credito scoprendo, anche qui, che il suo conto era stato bloccato. Al terminale risultava passato a miglior vita per cui nessun prelievo né alcuna operazione era possibile. Ma prima degli eredi, era arrivata l’Inps che aveva messo le “ganasce” chiedendo la restituzione di tre anni di pensione pagata all’uomo indebitamente. Restituzione che ammonta a circa 30mila euro. Di sbloccare la situazione non c’è verso. E’ a questo punto che E.T. decide di presentare un esposto ai carabinieri della stazione di Campli. I militari, agli ordini del luogotenente Marino Capponi, hanno iniziato le indagini per ricostruire l’accaduto scoprendo, al momento, che all’atto della cancellazione per morte anziché essere depennato il nome del fratello, realmente deceduto, era stato cassato erroneamente il suo. Di qui l’odissea che non si è anbcora conclusa producendo due effetti: l’impossibilità di ricevere farmaci salvavita e di poter disporre dei suoi soldi depositati nel suo conto corrente su cui è stato disposto il blocco. Per dimostrare di essere in vita, il “morto” si è fatto fare dal Comune un certificato che attesta che è vivo e vegeto. Per ora è l’unica carta che lo resuscita. Insomma, il nuovo “Lazzaro” della terra farnese è costretto a trascorrere la sua giornata più da defunto che da vivo aspettando che lo Stato metta a posto la sua posizione riconsegnandogli il diritto ad esistere. Essere morto da tre anni e non saperlo non è proprio il massimo che uno si aspetta dalla vita, ma nell’era della telematica, dove l’esistenza umana è gestita dai software, basta un click per farti il funerale.
Alex De Palo
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