Chierichetti anche a 60 anni

Nel santuario di San Gabriele il Giubileo dei ministranti: le voci dei ragazzi
ISOLA DEL GRAN SASSO. Il sorriso e la gioia di 150 chierichetti ha fatto splendere ieri, nonostante la pioggia che scendeva giù a dirotto, il Santuario di San Gabriele per il Giubileo dei ministranti (questa la denominazione attuale dei chierichetti) e ragazzi missionari della diocesi di Teramo-Atri. Il raduno che in realtà, come spiega Francesca Di Felice, referente diocesana di “Missio ragazzi”, è più che consolidato – questa è l'edizione numero cinque – ha visto la partecipazione di bambini, ragazzi e anche qualche adulto provenienti da tutte le parrocchie della diocesi di Teramo-Atri.
Tema della giornata “Un mondo di misericordia”. «La misericordia», precisa don Enzo Manes, direttore del centro missionario diocesano, «è un concetto astratto, che dobbiamo fare in modo che i nostri ragazzi vivano nei gesti concreti di tutti i giorni». Don Enzo spiega poi come ai bambini, dopo la prima confessione e la prima comunione, venga proposto di dare una mano durante la celebrazione liturgica. «Oltre ad aiutare il sacerdote», prosegue il prelato, «questo servizio è anche educativo. I ragazzi, infatti, escono dalla timidezza, in quanto devono stare sull'altare dove tutti li vedono. Imparano così a gestire le proprie emozioni e il proprio corpo».
Timidezza sicuramente superata dai ministranti presenti, che non si mostrano affatto impacciati, come Stefano (12 anni) della parrocchia di San Berardo di Teramo, chierichetto da due anni, che dice: «È un’esperienza che vale la pena provare. Non c’è da vergognarsi! Se sei cristiano, vai a messa e fai il chierichetto». Non sono da meno le chierichette come Alessia e Benedetta (11 anni), che svolgono questo servizio da un anno, insieme ad altri 35 coetanei, nella cattedrale di Atri. «All’inizio ci vergognavamo», confessano, «ma ora non più». Dello stesso avviso Benedetta (10 anni) di Villa Mosca che confessa come si diverta di più a stare a messa sull’altare. E se non ci sono distinzioni tra maschi e femmine, anche le età sono le più variegate. Vitaliano, di Atri, ha 17 anni. E non nasconde che quella del servire la messa, che fa da ben 7 anni, «è una delle cose più belle che ci sia da fare in parrocchia. Per me fare il chierichetto significa aiutare il sacerdote e servire il Signore». Per Giorgio, (13 anni) sempre in “servizio” ad Atri, è «una bella esperienza, che ti dà la possibilità di dare una mano in chiesa». Ma anche un modo di vivere la fede: «Un modo per pregare in maniera più profonda».
Beatrice (17 anni), una ministrante veterana, dice: «So che c’è una presenza che mi sostiene sempre». A Samuele (11 anni) della parrocchia di Santo Stefano di Silvi Marina fa piacere aiutare il sacerdote: «Siamo in 21 e ogni domenica ci alterniamo», fa sapere, mentre Alessandro, 9 anni di Torricella, dice che gli servire Gesù. «Mi sento bene quando lo faccio», èla testimonianza di Aurora, 15enne di Cerchiara, «per questo sono ministrante da tanti anni. Non devi essere piccolo per fare il chierichetto, puoi farlo anche quando cresci».
C'è anche chi è diventato ministrante in età adulta, come Pasquale (61 anni) che accompagna i ragazzi di Torricella. «È una vocazione matura la mia», racconta, «avevo 45 anni. Ed è nata facendo il catechismo. Mi sono sentito chiamare a questo servizio. Sentirsi utile alla comunità, aiutare il parroco, i bambini nella preghiera e soprattutto servire Gesù sull'altare ti fa gioire». Con i giochi organizzati dal Csi, la messa presieduta dal vescovo Michele Seccia e l’affidamento dei ragazzi a San Gabriele si è concluso il Giubileo dei ministranti.
Catia Di Luigi
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