Chiesto il processo per venti “furbetti”

La Procura li ritiene responsabili di avere intascato il contributo per l’autonoma sistemazione senza averne diritto
TERAMO. I “furbetti” del terremoto scandiscono le cronache giudiziarie del post sisma. Perché nei tempi di una ricostruzione sempre più lenta e difficile, resta la sistematica ed illecita elusione delle regole a legare le tante inchieste della magistratura in una storia che si ripete. Come le scosse.
A chiusura di una prima voluminosa tranche di fascicoli, la Procura teramana ha chiesto il rinvio a giudizio di venti persone accusate di aver percepito il contributo dell’autonoma sistemazione dopo aver presentato false attestazioni. In alcuni casi avrebbero continuato a vivere nelle case dichiarate inagibili percependo allo stesso tempo i soldi. L’ipotesi di reato contestata è quella di truffa aggravata. Le inchieste, conseguenza di esposti e accertamenti delle varie polizie municipali, sono coordinate dal pool di magistrati che il procuratore Antonio Guerriero da due anni ha messo a capo di tutto quello che riguarda il terremoto (ne fanno parte i pm Bruno Auriemma, Davide Rosati, Luca Sciarretta (che da qualche mese ha lasciato la Procura teramana per quella pescarese), Andrea De Feis, Stefano Giovagnoni). E’ evidente, e forse fin troppo scontato, che su questo fronte i fascicoli d’indagine siano destinati a crescere visto anche i numeri degli sfollati che solo nel capoluogo sono più di quattromila. Numeri a cui si aggiungono quelli di numerosi altri comuni, da Montorio ad Isola del Gran Sasso.
Il contributo di autonoma sistemazione, il Cas, è una misura destinata alle famiglie e al singolo cittadino la cui abitazione si trova in area in cui è vietato l’accesso (zona rossa), oppure è stata distrutta in tutto o in parte, o è stata sgomberata in seguito alle scosse. Il contributo può raggiungere un massimo di 900 euro mensili. La chiave di volta investigativa è un metodo ormai collaudato dal sisma dell’Aquila: l’incrocio dei dati che consente di capire se il contributo di autonoma sistemazione debba essere percepito. A Teramo, su questo fronte, è intensa l’attività della polizia municipale che finora ha segnalato all’autorità giudiziaria i componenti di dieci famiglie e al momento ha in corso controlli che riguardano altri 80 nuclei familiari.
Si è chiusa, invece, con una richiesta d’archiviazione - almeno per la maggior parte dei casi – l’inchiesta su scuole e terremoto. Una maxi indagine aperta sui 32 istituti scolastici, a partire dagli asili fino alle superiori, con un obiettivo: accertare, con una consulenza tecnica, che tutte le normative fossero state rispettate, a cominciare proprio dalla presenza di quel documento di valutazione dei rischi, in cui è previsto quello sismico, che deve fotografare la realtà dei vari istituti alla luce delle tante nome previste. Tra gli obiettivi anche quello di accertare in che modo fossero stati usati i fondi post sisma stanziati per mettere a norma le scuole dopo il terremoto dell’Aquila e il rispetto delle ultime normative. Come quelle introdotte dopo il terremoto in Puglia e Molise del 2002, quello della tragedia della scuola di San Giuliano: dopo quei fatti è stata emanata l'ordinanza del presidente del consiglio dei ministri del 20 marzo 2003 che riclassifica l’intero territorio nazionale in quattro zone a diversa pericolosità, eliminando le aree non classificate e introduce l’obbligo per gli enti proprietari di procedere alla verifica sismica degli edifici strategici e di quelli rilevanti per finalità di protezione civile. Tra questi ultimi ci sono proprio le scuole. L’inchiesta per omissione d’atti d’ufficio, senza indagati, si è chiusa con una richiesta d’archiviazione per 24 istituti e con uno stralcio per i rimanenti otto. Per quest’ultimi saranno necessari ulteriori accertamenti, in particolar modo tecnici. L’inchiesta era stata aperta dopo la presentazione di vari esposti di genitori.
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