Chiude l’asilo gestito dalle suore Tutto il paese scende in piazza

Sit-in di protesta e raccolta firme per bloccare il trasferimento delle religiose nella sede romana Le mamme: «Questa scuola esiste da sessant’anni, faremo di tutto per farla restare aperta»
MONTORIO. «Le suore passioniste con noi da sessant’anni sono un pezzo importante della storia di Montorio e non devono andare via così come non deve chiudere il loro istituto e l’asilo che gestiscono. Sarebbe una grave perdita per tutta la comunità». Questo il grido dei cittadini di Montorio che ieri mattina si sono ritrovati in un sit-in dinanzi all’istituto San Paolo della Croce situato nel centro e abitato da più di mezzo secolo dalle suore passioniste che rischia di chiudere per sempre per il trasferimento delle stesse nella sede romana della Congregazione. Insieme all’asilo paritario “San Gabriele” che le religiose gestiscono e dove si sono formati generazioni di bambini montoriesi.
E, proprio dai piccoli alunni ed ex alunni e dalle proprie mamme, è partita la mobilitazione con la raccolta firme che ha avuto un’ampia partecipazione. Tutti uniti per cercare di cambiare un destino che sembra già segnato, ma al quale Montorio non vuole arrendersi. «Si tratta di una decisione presa già da tempo e per varie ragioni che poi si sono rilevate pretesti», hanno spiegato i genitori, « già l’estate scorsa erano stati accampati i problemi strutturali all’istituto ristrutturato dopo il sisma del 2009 e riaperto nel 2014 che poi sono stati risolti con un sopralluogo che ha dato l’esito di agibilità e ha permesso la riapertura dell’asilo. Poi è toccato all’elevato costo di gestione, ma la scuola dell’infanzia si autofinanzia con le rette e attinge a fondi statali e, inoltre, sia l’amministrazione che la Curia avevano offerto sostegno economico e logistico».
L’istituto San Paolo della Croce fu donato alle suore passioniste da un religioso del posto con l’indicazione che «l’immobile già utilizzato dall’ente per scuola materna e collegio femminile, mantenga per l’avvenire l’attuale destinazione» come recita il decreto del presidente della Repubblica del 24 marzo 1981. «I cuori si riempiono di tristezza nel lasciare le nostre suore e i nostri bambini vogliono continuare il meraviglioso percorso intrapreso», hanno confidato Antonella Coruzzi e Monica Di Pietro, due mamme, «non dimentichiamo che l’istituto è da sempre punto di riferimento e di sostegno alla collettività e in chiesa. «Grazie alle associazioni che ci hanno supportato», ha aggiunto Valeria Di Pietro, un'altra mamma, «tanta partecipazione e la raccolta continua».
Il primo cittadino da tempo si sta impegnando per la non chiusura della struttura. «Non ci fermeremo e arriveremo a Roma», ha annunciato il sindaco Fabio Altitonante che ha firmato la petizione, « ci siamo confrontati con la Congregazione e sono in contatto costante con il nostro vescovo Lorenzo Leuzzi con il quale stiamo cercando una soluzione, ma siamo fiduciosi perché oggi iniziamo un percorso che parte dalla forza delle mamme e che non si fermerà: l’asilo rimarrà a Montorio».
Anche il parroco don Paolo Di Domenico ha espresso rammarico per la decisione della Congregazione perché «le suore passioniste a Montorio, oltre a essere una presenza formativa cristiana importante per i bambini rappresentano una preziosa collaborazione pastorale. Il sacerdote ha invitato «la Madre generale, quella provinciale e l’economa a considerarsi parte integrante della Chiesa stessa. Prima di una relazione tecnica presentata come motivazione per chiudere la scuola e trasferire le suore vengono i bambini, con un volto, un nome e i propri diritti, poi le famiglie e, infine, le ferite che la cittadina di Montorio si porta dagli eventi sismici».
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