Chiude l’asilo nel parco fluviale La Cgil: «Serve un’altra sede»

Il sindacato chiede al Comune una struttura temporanea durante i lavori nell’edificio da riqualificare: «Sono a rischio i lavoratori e i posti degli alunni accolti nel micronido, va trovata subito una soluzione»
TERAMO. Una struttura mobile temporanea da adibire ad asilo nel parco fluviale in vista della chiusura del micronido La Casetta sul fiume. La proposta arriva dalla Fp Cgil che l’ha inserita in un documento, consegnato al Comune dal segretario Mauro Pettinaro, in cui si evidenziano criticità e urgenze legate ai servizi per l'infanzia. Gli asili cittadini sono da tempo “osservati speciali” del sindacato che porta avanti vertenze e confronti con l’amministrazione anche alla luce di problematiche relative al personale e alle strutture.
È la logistica uno dei nodi principali, a partire dalla imminente chiusura della Casetta sul fiume: grazie a fondi del Pnrr, infatti, l'edificio sarà ristrutturato e ampliato ma al momento manca un’alternativa. Il sindacato teme ricadute negative sia in termini occupazionali per il personale che vi opera che in termini di servizi alle famiglie che rischiano di vedere diminuire l’offerta. La Cgil chiede perciò al Comune di acquistare una struttura mobile temporanea e collocarla nel parco, salvando la ricettività dei bambini e avere «una struttura legata all’outdoor educativo che diventerebbe un’eccellenza pubblica su tutto il panorama nazionale». Ma le richieste vanno oltre. Il sistema educativo 0/3 a Teramo è attualmente gestito in modo misto: tre nidi sono totalmente pubblici, per altri tre il servizio è esternalizzato. In questo quadro «si rende necessario un aumento considerevole del personale educativo pubblico. Ancora oggi, nonostante le ultime assunzioni, è evidente la difficoltà nell’attuare ragionamenti riguardo le gestioni dirette degli asili in quanto è acclarato il numero esiguo di personale rimanente. A questo si aggiunge il raggiungimento dell’esaurimento della graduatoria del precedente concorso. Per queste ragioni è necessario programmarne uno nuovo. Questo consentirebbe non solo la fruizione del servizio e un miglioramento dei livelli qualitativi, ma anche la caratterizzazione dell’ente comunale pubblico che ritiene di dover investire nel settore nevralgico della città», spiega la Cgil.
Infine c'è la questione degli edifici per i quali il sindacato chiede interventi di manutenzione, anche con impianti di climatizzazione, e l’acquisto di materiale pedagogico ed educativo. «Qualora i tre obiettivi non venissero presi in considerazione o avessero tempi di attesa estremamente lunghi, si prevede un anno educativo 2023/2024 con i nidi a gestione diretta semivuoti a causa della carenza di personale e con il rischio di una ulteriore riduzione del numero di posti-bambino disponibili», conclude la Fp Cgil, «e i nidi a gestione indiretta pieni sì, ma con una perdita di almeno 30 posti-bambino e di diverse unità di lavoratrici». (v.m.)
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