Chiude lo storico negozio Cappelli

Il titolare getta la spugna dopo 47 anni di attività in via Sauro. Andrà alle Canarie
GIULIANOVA . Via Nazario Sauro, il corso del Lido, perde un’altra attività storica. Paolo Cappelli, dopo quasi mezzo secolo, ha deciso di abbassare per sempre le serrande del suo negozio di abbigliamento. Da domani inizierà la svendita di tutti i capi e poi l’esperienza giuliese si concluderà definitivamente. L’obiettivo dichiarato dell’imprenditore è quello di abbandonare non solo Giulianova, ma addirittura anche l’Italia.
Il progetto è quello di raggiungere le isole Canarie dove tra l’altro, oltre al clima, la pensione da commerciante percepita ha un peso specifico di gran lunga superiore rispetto al nostro Paese. Cappelli è considerato da sempre l’animo critico di via Sauro e non si è mai tirato indietro quando c’è stato qualcosa da dire nei confronti dell’amministrazione comunale. Nell’ultimo periodo, però, ha mollatola presa. «Mi sono stufato di stare in prima linea sempre da solo», fa sapere, «le battaglie o si portano avanti assieme oppure meglio lasciar perdere». Quando Capelli, nell’autunno del 1971, proveniente da San Benedetto del Tronto con una buona esperienza nel settore, aprì i battenti del suo negozio, portò una ventata di novità a Giulianova. Il suo era un modo diverso di gestire l’attività con particolare cura delle vetrine, sempre rinnovate e con particolare gusto. Purtroppo il commerciante, a partire dal 1990, ha subito ben 14 furti, il primo davvero devastante. Si tratto in quel caso di un colpo in piena notte gli svuotò il negozio.
La mazzata ricevuta avrebbe messo in ginocchio chiunque, ma Cappelli ebbe la forza di rialzarsi e continuare la propria attività. Ora però il commerciante, che gestisce il negozio insieme alla moglie, non ce la fa più ad andare avanti. «Purtroppo Giulianova è una città morta sotto il profilo commerciale», sottolinea, «basta spostarsi di qualche chilometro e le cose cambiano radicalmente. Del resto nulla o troppo poco si fa per attrarre il turismo che conta». L’imprenditore evidenzia che «chi ha un qualsiasi esercizio riesce a coprire il capitale di rischio con gli utili derivanti dalle vendite e questi si materializzano con la presenza di persone e non con le solite chiacchiere».
Alfonso Aloisi
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