Chiusa l’istruttoria del processo a Caporale

L’ex dg dello Zooprofilattico è imputato di peculato e truffa per i rimborsi delle missioni
TERAMO. È attesa per marzo la sentenza del processo che vede imputato davanti ai giudici del collegio (presidente Franco Tetto, a latere Sergio Umbriano e Carla Fazzini) l’ex direttore generale dello Zooprofilattico Vincenzo Caporale, accusato di aver indebitamente percepito doppi rimborsi in relazione alle trasferte istituzionali a Parigi, nella sede dell'Oie (l'organizzazione mondiale della sanità animale). Accuse che Caporale ha sempre respinto.
Ieri pomeriggio, con l’audizione degli ultimi testi della difesa, si è infatti chiusa l’istruttoria, con la prossima udienza fissata per l’8 marzo. Ieri, intanto, ad essere ascoltate sono state due dipendenti dell’istituto, all’epoca in servizio nella segreteria di direzione, ed una ex dipendente in pensione che all’epoca lavorava all’ufficio personale, che hanno spiegato come funzionassero le missioni all’estero, a partire dalle convocazioni dell’Oie (dove era esplicitato il rimborso “per diem” erogato ai partecipanti) come venivano chiuse e l’iter per i rimborsi. «Quando la missione veniva chiusa», ha detto in aula una dipendente che allora lavorava in segreteria di direzione, «mandavamo all’ufficio personale e risorse umane l’invito che era alla base della missione con sopra spillate le ricevute che ci venivano consegnate al ritorno dalla missione». Alla domanda se avesse mai visto prodotta una quietanza di rimborso dell’Oie la testimone ha risposto di no. La difesa di Caporale, assistito dall’avvocato Gennaro Lettieri, ha sempre sostenuto che il “per diem” dell’Oie e i rimborsi dell’Izsam coprissero spese diverse. (a.m.)
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