Cinque no all’impianto di biometano

9 Gennaio 2018

Mosciano, depositate le osservazioni di Comune, Provincia, Deco, Cobeco e due comitati. Presto deciderà il comitato Via

MOSCIANO. Giorni decisivi per il futuro del biodigestore a Mosciano. Il progetto, presentato dalla Ctip blu di Milano, è adesso al vaglio della Regione. Il 2 gennaio sono scaduti i termini per presentare le osservazioni al progetto. E sono state presentate dai due comitati civici di Mosciano Stazione e Selva Piana, dal Comune, dalla Provincia, dalla Deco e dalla Cobeco. Ora la Regione convocherà il comitato Via che dovrà vagliare la situazione.
La presentazione delle osservazioni è stata anticipata, il 29 dicembre, da una delibera in cui il consiglio comunale (tutti a favore, due astenuti) si è dichiarato contrario all’impianto che dal trattamento dei rifiuti umidi dovrebbe produrre biometano. «Un’opposizione che si basa su motivazioni tecniche, da cui discendono considerazioni politiche», spiega il sindaco Giuliano Galiffi, «innanzitutto contrasta con la normativa del piano regolatore: quella è zona industriale ma non è prevista la gestione dei rifiuti. Bisognerebbe fare una variante urbanistica, ad opera della Regione, ma sarebbe una situazione molto complessa. Poi non rispetta la distanza dal centro abitato fissata dal piano regionale rifiuti, che peraltro prevede un solo sito, cioè l’ex Cirsu, e non un secondo. Sulla quantità di rifiuti: la società indica un impiego di 48mila tonnellate all’anno, ma secondo il piano rifiuti nel 2020 in provincia ne è prevista la produzione di meno della metà, grazie all’uso delle compostiere». Compostaggio domestico che a Mosciano è molto “spinto”: su 3.500 famiglie sono in funzione 1.300 compostiere. «Sarebbe un controsenso fare tutto questo per non conferire in discarica e poi far venire da fuori i rifiuti», osserva Galiffi, «perchè il territorio tutti questi rifiuti non li produce. In più dicono che i residui di lavorazione li porterebbero all’ex Cirsu, ma non c’è alcun accordo. Le acque azotate le vorrebbero dare al consorzio di bonifica per coltivare il mais ma nella Val Tordino non ci sono produzioni di mais. L’acqua dunque andrebbe depurata, con costi altissimi e su questo non c’è un piano economico finanziario. Il Comune si è fatto fare diverse relazioni: da un agronomo, un chimico, un ingegnere ambientale, dall’ufficio provinciale rifiuti e da un tecnico dell’urbanistica da cui «emergono una marea di incongruenze e criticità».
Contrari anche i due comitati. «Noi non abbiamo nulla contro questo tipo di impianto», afferma Antonio Burrini, presidente del comitato Stazione, «ma siamo contrari alla localizzazione a Mosciano, zona già satura con il Cirsu, l’Amadori e l’Adriaoli che riaprirà a breve. Siamo preoccupati per l’impatto sociale, per le emissioni odorigene. Il piano rifiuti regionale prevede che l’ex Cirsu, di cui è prevista la riapertura, gestirà 50mila tonnellate di rifiuti all’anno: con il biodigestore a Mosciano arriverebbero 98mila tonnellate all’anno, una quantità enorme. Ci sono attività economiche, anche nel terziario, incompatibili con l'impianto. Noi faremo richiesta per partecipare alla riunione del comitato tecnico. Stiamo pensando anche a fare una manifestazione durante la riunione per far presente la nostra contrarietà».
«Nella zona oltre alle industrie e all’ex Cirsu di cui si prevede la riapertura alla fine delle vicende giudiziarie, il biodigestore significherebbe che ci accolliamo i rifiuti da tutto l’Abruzzo e anche oltre: è ingiusto. Vediamo quali saranno le posizioni emerse dalle conferenze dei servizi, ma noi siamo uniti e la popolazione è disponibile anche ad azioni di protesta», aggiunge Francesca Di Sante, presidente del comitato di Selva.
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