Cirsu chiuso sei mesi, Roseto non ci sta

Il Comune: «La situazione va sbloccata, alla lunga porterà aumenti sulla bolletta dei rifiuti. Subito un tavolo in Provincia»
ROSETO. L’impianto del Cirsu di Grasciano chiude per sei mesi su disposizione della Regione, che ha confermato il verdetto dell’Arta della settimana scorsa, e il Comune di Roseto non ci sta. La quantità di rifiuti che produce la seconda città della provincia di Teramo è consistente date le dimensioni del suo territorio, e le conseguenze secondo gli amministratori cittadini potrebbero essere gravi. «Per il momento conferiamo l’indifferenziato a Chieti», dice l’assessore comunale all’ambiente Nicola Petrini, «e l’organico in un centro raccolta a Sant’Egidio. La situazione, per il momento, è sotto controllo, ma alla lunga potrebbe creare problemi a noi con un aggravio dei costi e, di conseguenza, ai cittadini con ulteriori aumenti sulle bollette. Prima di far chiudere un impianto portando danni ai Comuni, in special modo quelli più grandi come il nostro, si potrebbe vedere l’entità dei costi per sistemare la discarica di Grasciano. Da quello che so io basterebbero 70mila euro per cambiare dei rulli (i biofiltri, ndc). Questa discarica è strategica per tutta la provincia. La prossima settimana noi Comuni soci del Cirsu e coloro che vanno a scaricare a Grasciano faremo un tavolo tecnico in Provincia per vedere di sbloccare questa situazione».
Adesso, dunque, gli oltre 40 Comuni che conferivano i rifiuti all’ex Cirsu, consorzio dichiarato fallito nel 2015, dovranno andare avanti nel conferire i rifiuti altrove. Questo nuovo turismo dei rifiuti, però, avrà ripercussioni sui cittadini? Le bollette della Tari aumenteranno ancora? Secondo Roseto sì, per altri amministratori del territorio invece non ci saranno aumenti di sorta. «Nessun aumento in bolletta», dichiara il sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro, che poi però puntualizza: «Dovremo valutare all’esito della vicenda, cioè quando si potrà tornare a conferire nell’impianto di Grasciano, a quanto ammonteranno i costi aggiuntivi e verificheremo se in bilancio esisterà la copertura economica; quindi decideremo come fare. Il costo economico, comunque, è già pesante. È per questo che, fin dalla chiusura, ho denunciato tale disservizio, riservandomi di agire unitamente agli altri sindaci contro il gestore dell’impianto per ottenere un risarcimento economico del danno patito». A Mosciano, invece, è il vicesindaco con delega all’ambiente, Luca Lattanzi, a rassicurare i cittadini. «Già da tempo», fa sapere Lattanzi, «conferiamo l’organico a Sogliano, in provincia di Forlì. L’indifferenziato, invece, lo conferiamo alla Deco, con gli stessi costi del Cirsu. Per tutti gli altri rifiuti, plastica, vetro e carta, spetta alla Diodoro, secondo contratto, smaltirli. Nel capitolato d’appalto non paghiamo lo smaltimento di tale materiale».
Anche il Comune di Morro d’Oro, per il momento, conferisce i rifiuti a Chieti e a Sant’Egidio. «Aspettiamo decisioni definitive», afferma il sindaco Michele Poliandri, «certo, le criticità ci sono, è una situazione che deve essere risolta al meglio». Nessuna interruzione di servizio per la raccolta rifiuti a Bellante dopo la chiusura degli impianti di Grasciano. «Avevamo già un piano di azione», ha spiegato il sindaco Giovanni Melchiorre, «stiamo portando i rifiuti in altre strutture di trattamento, a seconda della tipologia. È aumentato l’organico di 30 euro a tonnellata. Abbiamo avuto aumenti anche per lo smaltimento degli ingombranti, un po’ più contenuti. Sicuramente l'organico influirà sui costi del Comune, ma faremo di tutto per evitare di incidere sulla Tari».
L’unico che non ha problemi è il sindaco di Notaresco Diego Di Bonaventura, che si è battuto a suon di esposti per la chiusura della discarica. «Per noi non ci sono grossi problemi», precisa Di Bonaventura, «conferiamo i nostri rifiuti in altri siti, Chieti e Sant’Egidio. La mole di rifiuti in quella discarica era abnorme e qualcosa doveva essere fatto». (lv-mt-cdg)
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