Cirsu fallito, la paura dei sindaci «Il giudice non chiuda Grasciano»
Il primo cittadino di Roseto ha presentato un’istanza al tribunale per un incontro urgente «Dovremmo portare i nostri rifiuti in altri siti e questo significherebbe accollarsi spese onerose»
GIULIANOVA. Il fallimento del Cirsu ha gettato nel panico i sindaci dei sette comuni soci, Bellante, Morro d’Oro, Notaresco, Mosciano, Giulianova e Roseto. Per questo motivo, ieri mattina, il sindaco di Roseto Enio Pavone, su mandato degli altri colleghi, ha protocollato al tribunale di Teramo la richiesta di un incontro urgente con il giudice Giovanni Cirillo, che ha decretato il fallimento del consorzio.
I sindaci chiedono che lo stabilimento di Grasciano non venga chiuso. «Il tribunale fallimentare», ha spiegato iPavone, «ha il potere, come prevede la legge, di chiudere il polo di Grasciano. Questo, secondo noi sindaci, non deve essere fatto perché, in questo caso, i Comuni dovrebbero trovare, già nell’immediato, altri siti dove portare i rifiuti, con i conseguenti aumenti della spesa per i trasporti ma anche per i prezzi, poiché non sappiamo a quanto ammontano le tariffe altrove». Ciò si tradurrebbe inevitabilmente in costi maggiori per la collettività e poi ci sarebbero anche da affrontare i problemi dell’abbandono del polo e quello igienico-sanitario correlato. «La discarica di Grasciano», ha confermato Pavone, «non può essere abbandonata, ne va anche della sicurezza ambientale. Come sindaci dobbiamo anche essere i garanti dell’igiene pubblica. Nel caso il polo venisse chiuso, ognuno di noi dovrebbe individuare immediatamente un altro sito per il conferimento». Ma la chiusura del polo tecnologico è l’ipotesi che i sindaci vogliono scongiurare. La sentenza del giudice Cirillo di due giorni fa ha evidenziato situazioni economiche non più risolvibili con il piano di risanamento presentato dal consorzio. Con lo stesso dispositivo il giudice ha nominato curatori fallimentari i commercialisti Gabriele Bottini ed Eda Silvestrini e l’avvocato Carlo Arfè, fissando per il 15 dicembre l’adunanza di approvazione dello stato passivo. «I Comuni soci», ha dichiarato il sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro, «si erano fatti carico della grave crisi del consorzio, provvedendo a risanarne le finanze. Prima del Cirsu i rifiuti venivano portati fuori regione con tutte le spese del caso e questo oggi non è più possibile. D’altronde il nuovo invaso è pronto».
Mastromauro ha anche fatto sapere che i sindaci, insieme alla richiesta di incontro col giudice fallimentare, hanno chiesto alla Regione di aprire un tavolo tecnico. Sono subito arrivate, ovviamente, le stoccate da parte delle opposizioni, in primis Forza Italia e Movimento 5 stelle. Jwan Costantini, coordinatore giuliese e vice provinciale di FI, ha chiesto nuovamente le dimissioni di Mastromauro, paragonando il fallimento di Cirsu al fallimento del centrosinistra. Il M5s, invece, ha fatto notare che «ora il Comune dovrà accollarsi la propria parte di debito, dopo aver buttato centinaia di migliaia di euro per il rilancio di questo carrozzone».
Margherita Totaro
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