Cirsu, i rifiuti organici possono tornare

1 Giugno 2016

Il sindaco di Notaresco è contro: «Non voglio ritrovarmi con la puzza, prenderò provvedimenti»

GIULIANOVA. Il procedimento di chiusura temporanea che aveva interessato il reparto dell’organico degli impianti Cirsu di Grasciano, firmato da Franco Gerardini, dirigente del settore rifiuti della Regione Abruzzo, è stato ufficialmente archiviato. Ora la palla passa ai curatori fallimentari che dovranno dare l’ok definitivo alla riapertura del settore dell’umido. Non è soddisfatto della notizia il sindaco di Notaresco Diego Di Bonaventura, che si è detto pronto a ricorrere ai tribunali in caso il problema del cattivo odore non verrà risolto come promesso. «Rimango stupito dal provvedimento», ha commentato Di Bonaventura, «e mi chiedo: o il verbale di 140 pagine redatto dall’Arta a febbraio non era vero o in tre mesi è cambiato il mondo. Il Comune di Notaresco prenderà provvedimenti per evitare di ritrovarci, come l’anno scorso, con la puzza in piena estate».

Nel provvedimento, tuttavia, si comunica che il settore organico potrà ricevere solo 35mila tonnellate annue di rifiuti provenienti da comuni della Regione Abruzzo, lasciando priorità ai comuni soci del Cirsu, consorzio dichiarato fallito lo scorso settembre. «Nessuno si è curato del problema ambientale», ha continuato Di Bonaventura, «nella relazione dell’Arta, poi, viene detto che ci sono state delle prescrizioni già ottemperate ma che altre dovranno essere soddisfatte dalla ditta che gestisce gli impianti, il Consorzio stabile ambiente. Se poi dovremo attendere anche il parere dei curatori, non conveniva fermarsi un attimo oppure far fare i lavori che mancavano prima di riaprire? Continuo la mia battaglia da solo, l’importante è che qualcuno si prenda la responsabilità di quello che sta accadendo».

Lo scorso aprile il tribunale di Teramo ha rinnovato, fino al 30 luglio prossimo, la concessione per gestire gli impianti di Grasciano al Consorzio stabile ambiente dell’Aquila. Il rinnovo delle concessioni, però, va di tre mesi in tre mesi e quindi il consorzio aquilano, nella scorsa riunione con i sindaci e Gerardini, aveva anche minacciato di lasciare gli impianti e tornarsene all’Aquila. Il clima di incertezza, ovviamente, è determinato dalla sentenza di fallimento del Cirsu. Contro questa sentenza, i Comuni soci si erano rivolti alla corte d’appello dell’Aquila. Quest’ultima, però, il 21 aprile ha rigettato tale ricorso, confermando la sentenza di fallimento. Ora i Comuni, tranne quelli di Notaresco e Bellante, si sono rivolti in Cassazione.

Margherita Totaro

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