Cisl: Rolli, così si va allo scontro
Il sindacato replica all’aut aut dell’azienda espresso da Confindustria: «Dichiarazioni sbalorditive»
ROSETO. «Il direttore di Confindustria, Nicola Di Giovannantonio, mente sapendo di mentire sulla questione Rolli». Non si è fatta attendere la reazione dei lavoratori, giunta attraverso Alessandro Collevecchio, rappresentante della Cisl. Pomo della discordia le recenti affermazioni del dirigente di Confindustria di Teramo, il quale ha lanciato una sorta di ultimatum per quanto riguarda la vertenza Rolli: o i lavoratori e sindacati accettano il progetto industriale dell’azienda rosetana, dando così il via a un periodo di sviluppo, oppure si perderanno moltissimi posti di lavoro e la crisi trascinerà con sé anche migliaia di piccoli produttori agricoli della zona. Tutto questo se non dovesse passare il progetto di trasformazione industriale redatto dai vertici della Rolli, che prevede il passaggio dell’azienda dal settore industriale a quello agricolo.
«Sono sbalordito dalle dichiarazioni di Confindustria», incalza il sindacalista, «invece di tentare di trovare il dialogo sembra che vada verso lo scontro. Se così è, risponderemo per le rime». Contestati soprattutto i numeri snocciolati da Di Giovannantonio: una perdita stimata di oltre 7mila posti di lavoro, a fronte dell’attuale occupazione di 10mila persone (500 diretti, oltre ai 30 addetti medi per ognuna delle 350 aziende agricole), comprensivo dell’attività agricola e del relativo indotto; differenza salariale netta tra i due contratti che sarebbe di circa 266 euro in meno (1.160 euro anziché 1.426/mese). «Qui si stanno dando dei numeri che non stanno in cielo né in terra», dice ancora il sindacalista “per questo motivo sfido il direttore di Confindustria e i rappresentanti della Rolli a un pubblico confronto in modo da supportare con documenti ufficiali quanto dichiarato».
Secondo il sindacalista, infatti, la perdita salariale sarebbe ben più pesante di quella descritta da Di Giovannantonio, «il quale peraltro», aggiunge Collevecchio, «si è “dimenticato” di parlare della questione normativa relativa ai contratti, ancora più pesante del taglio degli stipendi». Intanto l’azienda ha presentato un documento da cui emerge che lo stabilimento di Roseto produce circa il 25per cento della produzione nazionale di vegetali surgelati e che la società nel corso di questi anni ha dato vita a una filiera agro-industriale, unica in Italia e in Europa con la certificazione “Eco+pesticide-free”, cioè senza residui di pesticidi. Un prodotto di altissima qualità, quindi, quello che esce dall’azienda rosetana, la quale però, come sottolineato dallo stesso direttore di Confindustria, potrebbe fare la scelta di mantenere una parte della produzione in Italia, e acquistare all’estero le quantità che il mercato chiede. «So per esperienza che nessuna azienda chiude per fare dispetto a se stessa», dice ancora Collevecchio,«così come è impensabile acquistare il prodotto all’estero se si vuole mantenere la qualità del prodotto finito. Ad ogni modo la posizione delle forze sindacali resta unitaria e invariata ed è condivisa dalle istituzioni e dai parlamentari teramani».
Federico Centola
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